Arezzo, 24 gennaio 2016 - "Dov'è la Boschi?": Al culmine della manifestazione nazionale organizzata dai 5 stelle in piazza San Iacopo, Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio, ormai le due figure emergenti del movimento nel momento in cui Beppe Grillo si fa da parte, affondano i colpi contro il governo. Nel mirino in particolare c'è lei, la ministra aretina il cui padre era vicepresidente di Banca Etruria, lo scandalo che i pentastellati vogliono opporre a quello di Quarto (Napoli) per recuperare la verginità politica perduta.

I fendenti più pesanti li tira Di Battista nel penultimo intervento (la chiusura toccherà poi a Di Maio): ha detto in parlamento che suo padre Pierluigi era una persona perbene. Così perbene, accusa, che andava a chiedere piaceri a Flavio Carboni, un altro dei faccendieri della cricca di Licio Gelli, personaggio fin troppo noto da queste parti. Così perbene, parole sempre di Di Battista, che faceva affari immobiliari con un socio in odore di ndrangheta. E Di Maio di aggiunge il carico da 11: questa città è stato il centro nevralgico di affari che emergeranno via via che scoppiano gli scandali.

Di Battista utilizza anche lo sfondo locale del caso Banca Etruria: non ci hanno rimesso solo gli obbligazionisti "truffati", ci ha rimesso tutta Arezzo, come mi dicono i commercianti che hanno passato un Natale d'inferno, perchè qui, per i soldi persi nell'azzeramento dei titoli, non comprava più niente nessuno.

Alcune centinaia di persone in una piazza San Jacopo congelata dal freddo: la protesta del Movimento 5 Stelle sulla vicenda delle banca, scandite da manifesti e striscioni contro il Governo e a favore dei risparmiatori. "Sopra la banca la casta campa. Sotto la banca l'Italia crepa" recita lo striscione più lungo, posizionato proprio sotto il loggiato. Tra la folla anche alcuni degli esponenti della Federconsumatori, in testa il presidente Pietro Ferrari, che stanno guidando la fase delle denunce e dei ricorsi. Una protesta che si è conclusa dopo gli interventi di Di Battista e Di Maio poco dopo mezzogiorno. I due membri del direttorio hanno chiesto a gran voce, ancora una volta, il risarcimento integrale per tutti gli obbligazionisti colpiti dall'azzeramento delle subordinate. "Hanno fatto il decreto salva-banche in 25 minuti - ha aggiunto Di Maio - ora devono farne un altro in venti minuti per restituire tutti i soldi". Tra i bersagli principali il governo Renzi e la Banca d'Italia.

La protesta e la proposta, sia pur di interesse. In due giorni la matassa Bpel prima ritorna in piazza e poi sul mercato, per quello che potrebbe essere uno dei passaggi fondamentali per il suo futuro. Domani scade il termine per le manifestazioni di interesse all’acquisto delle «good bank», Nuova Banca Etruria in testa. Il termine era stabilito nel bando pubblicato martedì dalla Banca d’Italia, gestore del fondo nazionale di risoluzione. Termine lampo.

Si può chiedere di acquistare un singolo istituto ma costituisce «elemento positivo di valutazione la presentazione di offerte relative a tutti e quattro gli enti ponte e che presentino particolare attenzione agli ambiti territoriali di riferimento dei medesimi».

Ma intanto oggi, dicevamo, era il giorno della protesta. Dalle 10 in piazza San Jacopo si è svolta la manifestazione del Movimento 5 stelle, già annunciata la presenza di alcuni big, in testa Alessandro Di Battista  e  Luigi Di Maio. Ci sono anche Alessio Villarosa, che torna ad Arezzo a pochi giorni dall’assemblea indetta da Federconsumatori , la deputata aretina Chiara Gagnarli e Daniele Pesco.

Di Battista anche ieri era tornato a parlare della manifestazione, spiegando che è finalizzata a ottenere il risarcimento integrale per tutti i risparmiatori. Durante la manifestazione, inoltre, i parlamentari renderanno noti «gli sviluppi legati alla loro attività ispettiva riguardo a Banca Etruria».

Intanto un'altra denuncia nei confronti della vecchia Bpel. Più che truffa parla di circonvenzione di incapace. È questa la convinzione di Emiliano Bartolozzi, un avvocato aretino, che per conto della sua assistita, una signora ottantenne, ha presentato una denuncia. L'anziana firmando le ex obbligazioni subordinate ha perduto il suo patrimonio. «Ho esaminato il caso - ha spiegato il legale Emiliano Bartolozzi - dal momento che la mia assistita, data l'anziana età, non sapeva neppure cosa fossero le obbligazioni il reato che si configura a mio parere è la circonvenzione di incapace più che la truffa».

L'avvocato sta prendendo in esame altri casi di propri assistiti, tutti tra i 70 e gli 85 anni, valutando la possibilità di presentare altre denunce del genere alla procura. «La cosa incredibile - spiega - è che molti di loro non hanno capito bene neppure ora cosa è accaduto e continuano a fidarsi».