Pronto soccorso (foto repertorio)
Pronto soccorso (foto repertorio)

Pisa, 24 maggio 2019 - «Era pallidissima». A raccontare i giorni precedenti a quel venerdì di dolore, in cui Katia finì di spegnersi, come spiega chi l’ha vista, sono colleghi e parenti. Ieri mattina, nuova udienza davanti alla giudice Eugenia Mirani per un caso che dal punto di vista processuale deve ancora entrare nel vivo. Katia Spinesi, 31 anni, figlia di Marco, presidente del comitato organizzatore del carnevale di Vecchiano, morì in ospedale il 7 febbraio 2014 per un aneurisma che per l’accusa non sarebbe stato diagnosticato.

A giudizio, ci sono il dottor Andrea Falleni, 54 anni, di Pisa, dirigente della Radiodiagnostica del pronto soccorso, tutelato dall’avvocato Stefano Del Corso, e il dottor Fabio Zampieri, 56 anni, di Viareggio (difeso dall’avvocato Luca Pietrini), dirigente medico dell’unità operativa di Chirurgia d’urgenza. L’avvocato Patrizio Pugliese, invece, segue l’azienda ospedaliera, citata in giudizio come responsabile civile. Secondo la difesa, la 31enne fu seguita e monitorata.

Che cosa accadde? A gennaio 2018, il gup Pietro Murano ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio da parte del pubblico ministero Aldo Mantovani. Ieri, sono stati ascoltati i quattro testimoni della parte civile, due dei testi della difesa, presenti all’inizio, si sono dovuti allontanare per impegni di lavoro. In aula, anche i parenti in lacrime della giovanissima, alcuni si sono costituiti parte civile rappresentati dagli avvocati Eleonora Antonuccio e Giovanni Berti Mantellassi. Tutto era cominciato il 4 febbraio di quell’anno, quando la giovane andò a Cisanello per forti dolori addominali, le fu poi diagnosticata una pancreatite. «Quella mattina – ha raccontato il suo collega di scuolabus – era bianchissima in volto. Mi raccontò di aver probabilmente mangiato male la sera precedente. Facemmo comunque il giro, il pomeriggio mi chiamò e mi disse che non era in grado di proseguire».

«Sono andata a trovarla il 6 quando era già ricoverata – aggiunge un’altra collega – Non era la solita Katia». «I familiari da quel momento – risponde alle domande della rappresentante legale della famiglia – hanno avuto gravi conseguenze e sono stati assistiti psicologicamente». Quindi, il racconto della zia: «Il 6 la bimba mi disse di essere anche caduta». Si torna in Tribunale a luglio per sentire i consulenti. Vedremo gli sviluppi. antonia casini