Maria Luigia Redoli, all'epoca definita la "Circe della Versilia"
Maria Luigia Redoli, all'epoca definita la "Circe della Versilia"

Forte dei Marmi, 1 aprile 2015 - DA POCHE ore è una donna libera, dopo quasi un quarto di secolo di carcere. Maria Luigia Redoli, la Circe della Versilia, lunedì è uscita per l’ultima volta dal carcere di Bollate alle porte di Milano. Ha 76 anni ma, come dice il suo legale, tanta voglia di riprendersi la sua vita e il futuro. La storia giudiziaria si è conclusa, la vicenda che l’ha vista protagonista rimane impressa nella memoria. Un giallo che ha diviso in due l’opinione pubblica da quella notte tra il 16 e il 17 luglio 1989. Il marito Luciano Iacopi trovato morto nel garage della sua casa di Forte dei Marmi, 17 coltellate e un lago di sangue. La moglie Maria Luigia Redoli era un avvenente e biondissima 50enne con un amante, il carabiniere Carlo Cappelletti, di appena 23. Per gli investigatori sono loro gli assassini ma c’è l’assoluzione in primo grado a Lucca, mentre l’Appello ribalta la sentenza con l’ergastolo per entrambi confermato dalla Cassazione. L’arresto definitivo nel settembre 1991. Con gli spari del Cappelletti nella villa di via Provinciale al Forte quando i suoi ex colleghi vengono a prelevare i condannati. Poi i lunghi anni in carcere dove sofferenza si assomma a sofferenza perché la Redoli si è sempre professata innocente e poi perché ha completamente perso il rapporto con i figli Tamara e Diego che con lei hanno rotto i ponti e si sono opposti anche alla richiesta di grazia avanzata dalla donna all’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Da quella afosa notte di luglio sembra passato un secolo ma ora Maria Luigia Redoli vuole vivere la sua seconda vita. Con accanto un nuovo marito, Alberto Andena otto anni più giovane di lei, che lunedì è andato a prenderla per l’ultima volta a Bollate. L’ha conosciuto proprio dietro le sbarre quando lei era detenuta nel carcere milanese di Opera. Ex ragioniere Telecom in pensione si dedicava ai detenuti. Era il 2009 ed è sbocciato l’amore, con l’idea che la donna, ottenuta in quel periodo la semilibertà, potesse lavorare in una Cooperativa di Cesano Boscone, hinterland milanese, che assiste i disabili psichici in una cartolegatoria. Alberto Andena, tutti i giorni esclusa la domenica, si è sorbito 150 chilometri partendo dal paese in provincia di Pavia dove abita per raggiungere Bollate dove la ormai ex Circe alle 7 usciva.

L’accompagnava a Bollate riportandola entro le 18 all’ingresso del penitenziario in cui trascorreva la notte. Ora questi obblighi non ci sono più, come conferma l’avvocato milanese Alberto Maneffa che ha brillantemente seguito tutto l’iter fino al suo positivo epilogo. «La signora ha lasciato definitivamente il carcere grazie alla liberazione condizionale. Nei prossimi 5 anni non si potrà allontanare dal domicilio dalle 23 alle 6 del mattino. Il provvedimento è stato notificato lunedì, dopo l’ultima udienza del 25 marzo. Non è stato facile, mi creda. La prima istanza di libertà definitiva l’ho presentata nel 2012. Sono stati tre anni duri soprattutto per lei e c’è stata una forte resistenza della Procura generale di Milano che fino all’ultimo ha espresso parere contrario. Quel che posso dire è che Maria Luigia Redoli ha trascorso oltre 24 anni in carcere e ora si merita di guardare alla sua esistenza con più ottimismo». Il legale conferma che la Redoli è una donna felice «che ha fatto tesoro di questa drammatica esperienza che ha vissuto. Continuerà a frequentare quel centro di Cesano Boscone dove ha capito cosa può essere il dolore vero». Lo raccontò anni addietro al nostro giornale «Vedere persone in carrozzina mi ha cambiato. La sofferenza non è solo in cella, quei ragazzi così sfortunati mi hanno dato tanto». Con suo marito vivrà nella provincia pavese col sogno di tornare quealche volta a Forte dei Marmi ma soprattutto di riavvicinarsi ai suoi figli. Il fantasma della Circe per lei non esiste più.