
In città minimo storico di affluenza. Il centrosinistra fa man bassa e insidia i baluardi del centrodestra
Se pensiamo a cosa è costato, fanno tristezza i 33.570 voti validi espressi, minimo storico alla Spezia dal 1946. Vero che le europee sono meno sentite, ma rispetto al 2019 si sono persi 6.400 votanti. A chi ha giovato l’astensione? L’elettorato di centrosinistra è più assiduo, ma esaminati i risultati seggio per seggio non sarebbe andata molto diversamente con un’affluenza superiore.
Al centrosinistra è bastato presentare candidature fortemente radicate come Benifei o al centro di clamorosi casi di cronaca (Ilaria Salis per Avs) per vincere in tutti i seggi storicamente vicini e per insidiare i baluardi del centrodestra, espugnandone qualcuno, come il 74 in piazza Verdi. Manca un’era geologica alle amministrative, ma un’alleanza Pd-5 Stelle-Avs potrebbe vincere se indovinasse il candidato sindaco. Il Pd vince sin dal seggio 1, nel plesso di Piazza Verdi che ne comprende 9, con il 27,99% che gli vale la maggioranza relativa. Mentre nei seggi più borghesi i potenziali alleati faticano, questi prendono forza allontanandosi dalla Ztl.
Il Movimento 5 Stelle, pur non brillando, prende il suo massimo al seggio 23 (Umbertino Nord) con il 17,3, segue un 15,2 a Montalbano e un 14,2 in via Monfalcone, supera il 13% in altri 6 seggi, tutti situati in quartieri popolari. La stessa cosa si può dire per l’Alleanza Verdi-Sinistra, che avvicina il 10 al seggio 2, ma fa 9,8, 11,2 e 11,4 nei tre seggi della zona Spallanzani, 11% in un seggio di via Napoli e va in doppia cifra anche in altri seggi della zona Nord. Il Pd mantiene un’ottima media ovunque, ma nei seggi più popolari, in unione con i due potenziali alleati, molto spesso supera o sfiora la soglia del 50%. In quasi tutti questi seggi ha buoni risultati anche Santoro.
Fratelli d’Italia si difende bene ovunque, prevale con l’aiuto degli alleati prevalentemente in zone centrali, con l’eccezione di Cadimare. Va detto che nei seggi dove prevale il centrodestra, va bene anche il terzo polo, che deve maledire la sua divisione per aver fallito il quorum a livello nazionale e in città.
Andando sulle preferenze, il presidente Meloni si conferma la più votata anche in città a quota 4.378. Nel Pd trionfa Brando Benifei (4.181), seguito da Cecilia Strada (2.354) e Alessandro Zan (511), mentre Gori è il primo dei riformisti con 442, quinto della lista. Ilaria Salis conquista ben 798 voti personali e traina AVS, con Mimmo Lucano e Iganzio Marino molto distanti. In Fdi bene il ligure Balleari (674), mentre la Lega viene cannibalizzata dal generale Vannacci, che conquista 1.242 preferenze sui 2.432 voti di lista. In Forza Italia Costa 641, Tajani 425, non sfondano né Dina Nobili (214, con un piccolo exploit a Rebocco, dove risiede) né Luigi Grillo, con appena 199 suffragi. Raffaella Paita non fa il pieno nella sua lista (446 voti su 1.272), Emma Bonino a soli 194, Renzi a 374. Buono il successo personale di Michele Santoro, con 438 preferenze nonostante il risultato modesto di Pace, Terra e Dignità. Chiude mestamente Carlo Calenda con 164.
Mirco Giorgi