Una foto-simbolo dell'emergenza di questi mesi
Una foto-simbolo dell'emergenza di questi mesi

Pistoia, 30 ottobre 2020 - Non per tutti il Covid è andato in vacanza per poi tornare con l’autunno. C’è chi a contatto con l’infezione ha sempre lavorato, e potuto godere solo di un breve periodo di riposo. Gli infermieri sono una delle categorie messe più a dura prova dal virus che da febbraio condiziona la loro vita. Abbiamo parlato con Rosa Scelta, referente locale del sindacato Nursind.

Si parla di circa 500 infermieri contagiati in Toscana, a Pistoia quanti sono?
"Non abbiamo dati precisi perché l’Asl, per privacy, non li fornisce. Il dato è una stima in base al numero di infermieri che mancano sui posti di lavoro".
Sarete costantemente monitorati tramite screening e tamponi...
"Gli screening agli infermieri sono stati interrotti questa settimana, credo per problemi di accumulo. I laboratori sono oberati di test e facendone troppi si rischia di inceppare il meccanismo. Riprenderemo la prossima settimana tramite appuntamento all’ex Ceppo".
Se un infermiere risulta positivo cosa succede?
"I positivi asintomatici sono tenuti a lavorare. Se vogliamo evitare ogni tipo di contatto restando a casa, dobbiamo prendere malattia".
Ma non è rischioso?
"Molto, ma non abbiamo alternativa. Se veniamo al lavoro, dobbiamo stare doppiamente attenti a non contagiare nessuno. Se invece decidiamo di restare a casa, sappiamo di mettere in difficoltà i colleghi. Perché la verità è che siamo sotto organico e molto provati da questa malattia con cui combattiamo da inizio anno. Per fortuna dovrebbero esserci assunzioni in vista. Sono mesi che cerchiamo di sensibilizzare governo e Regione sulla situazione. La seconda ondata era certa da inizio estate, ma le nostre richieste sono rimaste inascoltate. Dall’inizio dell’emergenza ci sono infermieri in perenne allarme, al San Jacopo sono quelli del setting D, sempre rimasto pronto ad accogliere pazienti Covid. Le cure per un paziente infettato sono assai più costanti e occorre maggiore cautela. Dobbiamo indossare un camice integrale e avere precauzioni quasi asfissianti. C’è chi non riesce a respirare, ma dobbiamo resistere".
I momenti bui stanno per tornare e non si è affatto abbastanza per farsi trovare preparati?
"E’ così. A noi infermieri e a tutti gli operatori sanitari è stato annunciato il blocco delle ferie. Siamo stati precettati e dobbiamo sempre essere reperibili in caso di emergenza. E’ pesante di mese in mese non avere ristoro. C’è più tensione stavolta, siamo più stanchi, sappiamo già a cosa andiamo incontro, ci portiamo dietro un bagaglio psicologico pesante. Le assunzioni servono: la vera patologia è la carenza di personale.