DAVID ALLEGRANTI
Pecore Elettriche

Se i sindaci agitano il centrodestra di lotta

La sfida verso le Regionali toscane. Ha suscitato molto interesse l’incontro organizzato a Pisa dal sindaco Conti: ha invitato altri sei sindaci di centrodestra per mettere in comune le esperienze civiche e arricchire il patrimonio della coalizione in funzione sfida toscana del ’25

Michele Conti e Alessandro Tomasi (foto di Enrico Mattia Del Punta)

Michele Conti e Alessandro Tomasi (foto di Enrico Mattia Del Punta)

Firenze, 16 giugno 2024 – Il civismo di centrodestra può essere competitivo alle elezioni regionali del 2025? Una prima risposta alla domanda stanno provando a darla i sindaci di quell’area che va da Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia fino al centro e che si sono riuniti a Pisa, casa di Michele Conti per lanciare la Rete civica Toscana. L’iniziativa, anticipata da La Nazione nei mesi scorsi, è senz’altro utile al centrodestra, perché, come testimoniano anche i risultati dei sindaci del Pd alle Europee, gli amministratori locali godono tutt’ora di un consenso personale rimarchevole.

L’accoglienza dei partiti però non è stata delle migliori; o viene contestata la tempistica e la modalità o si preferisce restare in silenzio. I dirigenti di partito della coalizione guidata da Giorgia Meloni probabilmente vedono messa a rischio la loro capacità di prendere delle decisioni, ma i sindaci - Conti, Alessandro Tomasi, eccetera - hanno capito che un eccesso di traccheggiamenti, come in passato, potrebbe ridurre le possibilità di una vittoria alle Regionali del 2025. Peraltro, questi sindaci non sono degli impolitici che non conoscono la vita di partito. Tomasi, sindaco di Pistoia dal 2017, vicepresidente vicario del Consiglio nazionale dell’Anci, possibile candidato alle elezioni del 2025, non è affatto un civico, anche se la sua lista civica da sola ha preso il 17,32 per cento; è di Fratelli d’Italia, è stato un militante di Azione Giovani, è diventato consigliere comunale per la prima volta nel 2007 con Alleanza Nazionale. Laddove si dimostra che in politica il professionismo serve e ha bisogno dei suoi tempi, senza improvvisazione.

L’iniziativa dei sindaci di centrodestra, che rappresentano la maggioranza dei capoluoghi di provincia della Toscana, non può tuttavia riuscire se rimane confinata a Pistoia, Pisa, Massa, Arezzo, Grosseto, Lucca, Siena. La Toscana è una Regione fortemente fiorentinocentrica per distribuzione geografica dell’elettorato e dei sistemi di potere. Lo sguardo periferico offre molte possibilità - lo dice un figlio della provincia - e consente di vedere la realtà sotto un’angolatura diversa. Un conto è però riuscire a conquistare, in un’elezione amministrativa, le periferie delle città, dei vari Cep che ci sono inevitabilmente in ogni paese della Toscana. Un altro conto è pensare di vincere le regionali prescindendo da Firenze e da ciò che la circonda: “Il problema, in Toscana, è sempre lo stesso: per vincere occorre iniziare a scalfire quel legame pluridecennale che dal Pci in poi la sinistra è riuscita a stringere con i gruppi di interesse, in una logica clientelare – non necessariamente corruttiva, ma basata su una logica di scambio – da manuale”, ha osservato il politologo Marco Tarchi in un’intervista a La Nazione: “Se i candidati civici sono in grado di far compiere progressi in questa direzione, perché sono a loro volta espressione di interessi organizzati, possono essere molto utili e a volte decisivi. Altrimenti si limitano a sbiadire l’immagine politica della coalizione senza offrire contropartite”. Per questo i p artiti non possono fare politica contro i loro sindaci, ma ne sono il completamento ideal-politico. Detta altrimenti: partiti e sindaci - sia quelli con una tessera in tasca sia quelli senza - non possono fare a meno gli uni degli altri.

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