Luigi Di Maio, 34 anni, con, sullo sfondo, Beppe Grillo (72) e Davide Casaleggio (45)
Luigi Di Maio, 34 anni, con, sullo sfondo, Beppe Grillo (72) e Davide Casaleggio (45)

Firenze, 6 maggio 2021 - Sorpresa, i giudici della Corte di Appello di Cagliari hanno respinto il ricorso di Vito Crimi (non lo riconoscono come rappresentante legale e quindi come “capo politico”), stabilendo di fatto che il M5s è senza guida. Come prevedibile, la Casaleggio Associati, che deve pure riscuotere 450 mila euro, sta festeggiando, mentre Beppe Conte soffre più o meno in silenzio. Si allungano difatti i tempi della sua incoronazione a capo dei Cinque stelle. Anche perché c’è tutto un corollario legale che va avanti da settimane, a partire dalla richiesta dello stesso M5s di consegna dei dati degli iscritti a Rousseau, la piattaforma casaleggiana usata per le votazioni online.

Insomma, la confusione è grande sotto il cielo e il M5s sta implodendo. Non è un grande notizia per il sistema politico, visto che i Cinque stelle sono il principale partito in Parlamento e l’architrave degli ultimi governi. La decisione della Corte di Appello di Cagliari potrebbe avere varie ripercussioni, segnalate dalla stessa Associazione Rousseau: “Le espulsioni fatte dai capigruppo di Camera e Senato su indicazione di un ex Capo Politico, sprovvisto di poteri di guida politica sono chiaramente viziate, potrebbero essere annullate”.

Come quelle di chi non ha votato la fiducia al governo Draghi. “Dispiace vedere il M5s allo sbando, vittima dei veti incrociati, con un rappresentante legale scelto dal tribunale. Conte prenda in mano formalmente il Movimento, azzeri i vari comitati di garanzia che non hanno garantito nulla e ripartiamo!”, dice il deputato Francesco Berti.

La questione però, se vogliamo, è ancora più interessante e importante del destino del M5s. La solleva il costituzionalista Francesco Clementi, via Twitter: “Con tutto il caos che sta emergendo, dopo la sentenza di Cagliari sui 5s, ancora qualche dubbio sulla necessità di una legge completa - non previsioni sparse e aggirabili - che dia un chiaro ordinamento giuridico ai partiti, dando finalmente attuazione all’articolo 49 della Costituzione?”.

Questo è precisamente il punto. Non aver dato piena attuazione all’articolo 49 della Costituzione rende opachi i meccanismi di funzionamento dei partiti politici, che sono associazioni non riconosciute.
Per anni i Cinque stelle hanno cercato di decostruire la democrazia rappresentativa, proponendo un modello digitale e diretto che si è infranto con la realtà. Avessero letto davvero il Sandro Pertini spesso evocato come feticcio anche dallo stesso Luigi Di Maio, le cose sarebbero nettamente diverse.

Nel 1971, da presidente della Camera, scrisse nella prefazione a “Il diritto dei partiti in Italia. 1945-1970” (volume pubblicato a cura del servizio Studi legislazione e inchieste parlamentari) che la vita politica del paese sarebbe inconcepibile senza l’apporto “quotidiano e militante” dei partiti. “I partiti, è stato detto, sono ‘la democrazia che si organizza’, proponendosi come storica e operante mediazione tra il suffragio universale e gli istituti della vita parlamentare e del governo”.

Altro che democrazia diretta insomma, altro che movimento: “Più di un quarto di secolo di vita democratica non è passato invano. L’eredità di lotte, il patrimonio di esperienze, l’operosità anche tecnica della intelligenza politica hanno lasciato la loro impronta nel diritto dei partiti italiani. Documentando questa realtà, la presente ricerca ha, dunque, non soltanto reso un servizio agli studiosi che si trovano a disporre d’ora innanzi di una nuova e più larga base per le loro esplorazioni e ricostruzioni, ma ha bene meritato nel dibattito pubblico, che non può non giovarsi di una precisa conoscenza delle vere regole di vita dei partiti e dei gruppi parlamentari, sostituendole alle generiche raffigurazioni dettate dalla necessità polemica dell’offesa e della difesa”.

Da anni si parla di dare attuazione all’articolo 49 della Costituzione, senza mai dare effettivo seguito alle intenzioni. Pierluigi Castagnetti ne fece una “sfortunata battaglia” per due legislature: “In Italia non si è mai formato un vero diritto dei partiti e la giurisprudenza è totalmente contraddittoria”, dice oggi. Forse il caos del M5s servirà a qualcosa.