Sempre tanti anti Pd, con la variabile Renzi

A Firenze, capitale prossima del voto di giugno, passano le settimane ma gli schieramenti restano gli stessi specialmente dal centro verso sinistra. E il leader di Italia Viva ha sempre voglia di incidere

Matteo Renzi alla presentazione del suo nuovo libro
Matteo Renzi alla presentazione del suo nuovo libro

Firenze, 11 febbraio 2024 – La coalizione TTPD, Tutti Tranne Pd, è in fervente attività. Ieri Tomaso Montanari ha lanciato al teatro Puccini la sua associazione, "11 Agosto". Il giorno della Liberazione di Firenze, nientemeno. Perché, ha detto alla Nazione l’Immaginifico Rettore, "Firenze va liberata: è diventata una vetrina di lusso che espelle il disagio sociale, e i suoi stessi residenti". I più scontenti per il trattamento ricevuto sono senz’altro i suoi (ex) amici del Pd, come l’assessore all’Ambiente Andrea Giorgio, capo degli schleiniani di Firenze, che aveva provato a convincere lo storico dell’arte della bontà della candidatura di Sara Funaro. Ha provato in tutti i modi a spiegargli che, ora che il sindaco Dario Nardella va in Europa, ci sarà più spazio per la Vera Sinistra: "Ci sarà per forza una fase nuova perché, dopo 10 anni, il sindaco va via", ha detto Giorgio a Controradio (e chissà come l’ha presa Nardella). C’è poi Cecilia Del Re, l’eterna indecisa, che per il 25 febbraio al Tuscany Hall ha organizzato, con la sua Firenze Democratica, una specie di Leopolda di sinistra. Non si è capito bene se alla fine farà l’alleanza con Italia Viva o con Montanari (le due cose non sono certo compatibili...); di sicuro c’è che certi patrimoni politici non durano in eterno, così come la pazienza dell’elettorato. Altrettanto certa è l’avversione dell’ex assessora per il suo ex partito, il che fa pensare che il Pd, per il momento, continuerà a restare da solo in compagnia di Sinistra Italiana. C’è però il fattore R., vale a dire Renzi. L’ex sindaco di Firenze, ex segretario del Pd, ex presidente del Consiglio ha lanciato la candidatura a sindaco di Stefania Saccardi contro il Pd. Ma c’è qualcuno disponibile a scommettere che non cambierà idea, magari all’ultimo momento utile? Italia Viva ripete sempre che Iv va da sola ma che le porte restano aperte. Matteo Renzi è un politico pragmatico: se avesse voluto, sarebbe uscito di giunta a Firenze e in Regione già da tempo. Se avesse voluto dire "mai col Pd", lo avrebbe fatto. Il leader di Italia Viva preferisce avere a disposizione ogni soluzione. A Massa, Alice Rossetti di Iv è nella giunta del leghista Francesco Persiani; a Pisa, Italia Viva ha sostenuto la lista civica del sindaco Michele Conti. A Firenze, la destra non ha ancora un candidato, ma per Renzi un conto è se c’è Eike Schmidt, un altro conto è se ci sono Marco Stella o Jacopo Cellai. Anche a livello nazionale ci sono sommovimenti che vanno registrati. Dalla presenza di Maria Elena Boschi al sit in di protesta del Pd sotto la sede della Rai, organizzato da Elly Schlein, ai ripetuti attacchi di Renzi al governo Meloni, dopo le iniziali aperture. Il caso Salis è diventata un’occasione per Renzi per colpire il ministro degli Esteri e capo di Forza Italia Antonio Tajani per il suo approccio "burocratico" alla vicenda. Giorgia Meloni, poi, è diventata una "influencer", come Chiara Ferragni. E via così. Certo, magari è solo una fase di furore (Renzi con la pars destruens è abilissimo), ma che la tattica sia cambiata è da sottolineare. D’altron de, l’occasione per diventare, sul serio, il capo di Forza Italia è perduta da anni. Quella sì che sarebbe stata una vera scelta di campo. Per il Pd, a Firenze, potrebbe essere tuttavia una buona notizia: meglio averlo come semi-amico, Renzi, che come sfascista.

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