Pecore elettriche
Pecore elettriche

Oggi le Pecore Elettriche ospitano un intervento di Fabiano Amati sul green pass. L'autore, avvocato, consigliere regionale del Pd in Puglia, ha scritto con Elena Cattaneo e altri, il libro “Vaccini e minori tra disinformazione e falsi miti”, Codice edizioni.

 

Firenze, 9 settembre 2021 - Contrari al green pass ma favorevoli al vaccino obbligatorio. Ce ne sono diversi che la stanno mettendo su questo piano, e tra loro anche personalità autorevoli nelle arti che praticano, che però non sono né il diritto né l’immunologia. E penso a Cacciari, Barbero, Cardini. 

“No” al green pass e “si” al vaccino obbligatorio è una distinzione molto salottiera e puramente dialettica, non individuabile o riscontrabile nella realtà, perché il green pass null’altro è che una “patente” per poter incontrare gli altri: un’abilitazione a percorrere le strade difficili del mondo in tempi di pandemia senza rischiare di far danno a chi s’incontra. È un certificato obbligatorio di adempimento al dovere di non offendere la sfera delle libertà, a cominciare dalla sacrosanta libertà di vivere in buona salute.
Il green pass è addirittura un chiaro passo in avanti rispetto all’obbligo vaccinale, altro che un surrettizio obbligo alla vaccinazione, perché certifica la condizione di maggiore immunità doverosa e al contempo sanziona la mancata vaccinazione con il divieto di entrare in contatto con gli altri. Su questo fronte, la libertà di scegliere è un malinteso.
Sulla vaccinazione la libertà prevalente non è infatti quella individuale. La vaccinazione non è valutabile tra le “libertà della volontà”, il poter fare ciò che si vuole, ma tra le “libertà civili”, il poter fare ciò che non nuoce agli altri. Confondere la “libertà di volontà” con la “libertà civile” offende il principio di solidarietà sociale preteso dalla Costituzione, il quale serve proprio a tenere in connessione il “corpo naturale” (la persona e i suoi diritti) e il “corpo legale” (la persona e i suoi doveri).


La vaccinazione è un trattamento sanitario a valore collettivo innanzitutto, e la sanzione in caso di coperture stentate può ben consistere nel divieto di frequentare gli altri.
I sostenitori dell’obbligo vaccinale che però si dicono contrari al green pass, preferirebbero il carcere o altra sanzione penale a carico di chi rifiuta di vaccinarsi? Oppure opterebbero per l’esposizione al pubblico ludibrio, la marcatura a fuoco o la revoca dell’elettorato attivo?
E non si dica, per piacere, che lo Stato non ha il coraggio di affermare l’obbligo vaccinale, senza però spiegare con quali modalità intenderebbero realizzarlo; con un Tso, con la camicia di forza, con due carabinieri a trattenere le braccia reprobe e un infermiere a inoculare?
Il problema politico e tecnico-giuridico è sempre la proporzione tra la prescrizione e la conseguenza relativa alla sua inosservanza. Anche nelle vaccinazioni ordinarie previste per i bambini, la norma non prevede che ai genitori di bimbi non vaccinati venga sottratta la responsabilità genitoriale o addirittura che finiscano direttamente in gattabuia. È invece previsto che la mancata vaccinazione comporti il divieto di essere ammessi a scuola, perché la vaccinazione serve al vaccinato, certamente, ma soprattutto alle persone con cui si entra in contatto.




Sinora non ho trovato però nessun critico del green pass che nel tentativo molto contorto di spiegare questa posizione non abbia preso cappello su due clamorosi “bias” cognitivi: il dubbio sull’efficacia vaccinale e i potenziali effetti da controindicazioni non ancora riscontrati. Nonostante molti si offendano di essere considerati per questo no-vax, è proprio attraverso quei dubbi che essi confessano il sospetto antivaccininista, perché espressi in violazione del metodo scientifico e giuridico. Chi ha un dubbio ha infatti l’obbligo di provarlo; non si può esprimere un dubbio senza prove e così facendo autoattribuirsi il diritto di dissentire. Copernico fornì le prove che Tolomeo aveva sbagliato e solo così favorì la rivoluzione (copernicana).
Avere un dubbio senza provarlo è un atto arbitrario, anche quando proviene da personalità eccellenti in altri saperi. Affermare che il tempo disponibile alla sperimentazione è stato insufficiente, nonostante i vaccini abbiano superato tutte le fasi di validazione e così aprirsi al sospetto privo di prova o all’insinuazione che tra qualche tempo qualcuno potrebbe subire effetti contrari o avversi allo stato imprevedibili, equivale a sentenziare un improbabile effetto influenzale dopo aver bevuto una Peroni.


Il problema è che molto spesso si perde la strada del concreto, dell’effettivo e del consistente, in una parola della realtà, per apparire controcorrente o per stupire. Che può pure andare bene in tempo di pace, ma in tempo di “guerra” il diritto e la politica hanno l’obbligo di rifugiarsi nel porto sicuro del buon senso. Della realtà: quella secondo cui vaccinarsi serve a se stessi e agli altri, evitando di trasformare un corpo umano non vaccinato in una fabbrica di mutazioni e varianti, in grado di rendere meno efficace la protezione immunitaria dei vaccinati.
Favorevoli al vaccino o contrari: è questa l’alternativa priva di adulterazioni o sofismi.
Imporre il vaccino a tutti con gli strumenti più ragionevoli e proporzionati, per esempio il green pass, ha un nome impegnativo e pure dolce: libertà. A cominciare da quella di non ammalarsi.