Ampliamento del porto. La Sovrintendenza mette nuovi paletti sui reperti archeologici

In una relazione chieste ulteriori verifiche sulle condizioni dei fondali . Dubbi sulla presenza di antichi manufatti di interesse storico e culturale. "Sono necessari accertamenti per escludere depositi sommersi".

Ampliamento del porto. La Sovrintendenza mette nuovi paletti sui reperti archeologici

Ampliamento del porto. La Sovrintendenza mette nuovi paletti sui reperti archeologici

Ampliamento del porto di Marina di Carrara, anche la Soprintendenza si mette di traverso. Trattandosi dell’emanazione del ministero della Cultura non va a toccare gli aspetti ambientali del Piano regolatore portuale all’esame di Roma, però mette in evidenza alcuni aspetti che potrebbero creare non pochi problemi all’iter avviato dall’Autorità Portuale.

Il punto è semplice: non è da escludere che in quell’area possano essere presenti reperti archeologici anche importanti. Quindi c’è da avviare un’indagine seria e concreta dell’intera area che in futuro sarà oggetto dell’intervento di amliamento dello scalo marinello e delle sue banmchine. In particolare la Soprintendenza di Lucca e Massa Carrara non avendo in organico un archeologo subacqueo chiede il supporto tecnico e scientifico della Soprintendenza nazionale al patrimonio culturale subacqueo così da approfondire la situazione. Anche perché il quadro conoscitivo del Piano regolatore del porto di Marina di Carrara, nella sezione che si occupa della valutazione del rischio archeologico, "si basa sulle risultanze di uno studio condotto dal Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa – sottolineano la soprintendente Angela Acordon e la responsabile dell’istruttoria funzionaria archeologa Giulia Picchi - redatto da un professionista geologo, che pertanto non può essere considerato documentazione sufficiente ai fini della procedura di verifica preventiva dell’interesse archeologico.

Inoltre – scrivono ancora nella lettera indirizzata all’Autorità Portuale -, si ritiene che, sebbene il settore compreso fra il tracciato dell’Autostrada A12 e l’attuale linea di costa sia da attribuirsi a formazione successiva almeno all’altomedioevo, come dimostrato dagli studi geologici e dalle evidenze storiche note, non sia da escludersi che le opere in progetto possano intercettare stratigrafie archeologiche pertinenti a depositi sommersi. Pertanto si ritiene necessario – secondo la Sovrintendenza – che lo studio geologico e geomorfologico sia integrato con uno studio archeologico ai sensi della vigente normativa. Si ritiene altresì opportuno – concludo dall’istituto per la tutela del patrimonio culturale – che lo studio comprenda anche un rilievo strumentale dei fondali interessati dalle opere in progetto (da condurre secondo le modalità indicate da codesta Soprintendenza) e la sovrapposizione su planimetria delle aree di intervento alle aree di indagine".

Il piano regolatore portuale, lo ricordiamo, adottato nei mesi scorsi, è all’esame del ministero dell’Ambiente per il nulla osta. Oggi il presidente Mario Sommariva firmerà il protocollo per il ripascimento con i sindaci della costa apuo versiliese.