Ma questa è la casa dell’incontro

Zerocalcare non parteciperà al Lucca Comics&Games, in segno di protesta per la situazione in Palestina e Israele. La decisione ha scatenato polemiche di bassa lega, ignorando il dramma del conflitto e la mancanza di pace. Lucca Comics è un luogo di incontro, accoglienza e dialogo.

Meucci

Lo ‘strappo‘ di Zerocalcare era in qualche modo prevedibile. Troppo esposto lui e troppo drammatica la situazione in Palestina e Israele perché si pensasse che potesse far finta di niente. D’altronde, Michele Rech (vero nome del fumettista ormai di fama mondiale) è sempre stato un autore molto schierato che non ha mai fatto mistero della proprie posizioni. La sua decisione di non venire al Lucca Comics&Games è dunque in linea con il personaggio, la sua storia e il suo lavoro di artista. Anche se ha avuto come effetto quello di accendere la miccia e gettare un’ombra che un festival come Lucca Comics davvero non merita. Da sempre Lucca è la casa dell’incontro, dell’accoglienza e del dialogo. Qui hanno tutti hanno sempre avuto cittadinanza e diritto di esprimesi. Quest’anno, come ogni altro anno da che esiste il festival. Quel ”Togheter” scelto

come claim e la stessa illustrazione dei due fratelli israeliani Asaf e Tomer Hanuka stanno lì a dimostrarlo. Come lo stanno a dimostrare le migliaia di ospiti da tutto il mondo, senza distinzione alcuna. Ma come sempre dopo le parole del fumettista si è accesso il solito codazzo di polemiche di bassa lega – vezzo tipico del nostro Paese – dove chiunque si è sentito in dovere di dire qualcosa. Quando lo stesso Zerocalcare nel suo post avesse lasciato trasparire il disagio e l’inadeguatezza di fronte a quello che sta accadendo nella striscia a Gaza. Ed è stato il trasformare nella solita polemica da quattro soldi il dramma delle migliaia di vittime, dell’ennesima guerra dove a pagare il prezzo più alto è come al solito la popolazione civile, di un conflitto che va avanti da troppo tempo e di una terra che non trova pace a rendere peggior giustizia ai Comics che sono tutto fuorché un luogo di censura o, peggio, banalizzazione.