Imprese di pulizie, altro crac. Si allargano le contestazioni alla coppia di imprenditori

Due coniugi capannoresi nel mirino della Guardia di finanza per bancarotta e truffa allo Stato. Fallita un’altra cooperativa. Soldi del fondo Covid anche ai suoceri, spacciati per dipendenti.

Imprese di pulizie, altro crac. Si allargano le contestazioni alla coppia di imprenditori
Imprese di pulizie, altro crac. Si allargano le contestazioni alla coppia di imprenditori

Un altro crac nell’ambito dell’inchiesta della Guardia di finanza su due coniugi cinquantenni di Capannori, imprenditori del settore delle pulizie indagati per reati che vanno dalla truffa ai danni dello Stato, alla bancarotta e all’evasione fiscale. Su richiesta della Procura, i giudici del tribunale civile Giuntoli, Lucente e Capozzi, hanno deciso ora la messa in liquidazione della “3M Global Service“, società cooperativa di produzione e lavoro con sede all’Arancio. Il pm Lucia Rugani, titolare dell’inchiesta, aveva contestato un’esposizione debitoria di oltre un milione di euro alla società, collegata ad altre società in un incastro di debiti erariali e contributivi delle aziende appartenenti al gruppo in questione, ammontanti complessivamente, secondo le Fiamme gialle, a oltre 3,3 milioni di euro.

La primavera scorsa era già fallita la “Pistone Servizi Srl“ con sede a Capannori, che aveva tra l’altro debiti tributari per oltre 650mila euro. Secondo gli inquirenti, a fronte dell’evasione dei contributi, l’amministratore percepiva tuttavia da questa e da altre società intestate a sé o a familiari, uno stipendio mensile complessivo intorno ai 14mila euro.

La coppia di imprenditori capannoresi (cui i finanzieri avevano trovato e sequestrato 165.000 euro in contanti custoditi in due casseforti, una delle quali occultata in un bagno) è accusata anche di “truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche” per aver percepito illecitamente soldi del fondo d’integrazione salariale per Covid-19. Tra i lavoratori in cassa integrazione beneficiari del sussidio erano stati inseriti infatti anche i suoceri dell’imprenditore “dominus“ del gruppo, che risultavano formalmente dipendenti delle società, ma che, di fatto, non svolgevano alcuna prestazione lavorativa.

P.Pac.