Milano,  21 febbraio 2020 - "Toscana ed Emilia Romagna sono regioni che hanno storia e grandi potenzialità, da qui il sogno potrebbe diventare realtà". Il sogno di cui parla il professor Franco Ascani, membro della Commissione Cultura e Patrimonio olimpico del Cio (il Comitato olimpico internazionale) è quello dell progetto di candidatura di Firenze e Bologna per le Olimpiadi 2032 . Il progetto (che punta a riportare in Italia i Giochi Olimpici estivi a 60 anni dall'edizione di Roma) nei giorni scorsi è stato rilanciato con un nuovo incontro tra il sindaco di Firenze Dario Nardella e il governatore emiliano Stefano Bonaccini. 

Olimpiadi 2032, il piano Firenze-Bologna accelera. Ora un super comitato promotore

"L'Italia _ ricorda Ascani_ ospiterà con Milano Cortina le Olimpiadi invernali 2026, dopo quelle di Cortina 1956, Roma del 1960  e Torino 2006 _ ricorda Ascani_  ma l'Italia ha grandi potenzialità e possibilità, è un Paese unico al mondo. Quando lei mi parla di Firenze, città d'arte, e di Bologna, penso a quali potrebbero essere i risvolti a livello di cultura, non dimenticando che l'olimpismo è uno stile di vita, è un momento di formazione e di educazione soprattutto rivolto ai giovani, per far conoscere i patrimoni che non sono solo quelli della competizione agonistica, ma il complesso delle attività della scuole, dei territori, dei cittadini in un coinvolgimento a 360 gradi per fare crescere la cultura olimpica".

Dunque, la cultura può essere una chiave per portare al successo questo progetto. "I Giochi Olimpici _conferma Ascani_ hanno anche una parte culturale, durante i Giochi ma anche prima. Basti pensare a quello che si è fatto a Londra 2012 e a Rio 2016, o a quello che sta facendo la Francia per Parigi 2024 e quello che si sta preparando a fare Milano Cortina, dove ci sarà il coinvolgimento dei territori, della 'Terra dei Giochi'. Quindi, sommando il concetto dell'olimpismo e quello della cultura si può ottenere un mix vincente".

Parlare di Milano Cortina 2026 fa subito venire in mente che l'unione di più territori (in questo caso Lombardia e Veneto) può essere un'altra formula vincente. "Alla luce dell'Agenda olimpica 2020 che ha riforndato e rimodernizzato i contenuti del Cio (ridurre il gigantismo, puntare sulla sostenibilità, riutilizzare gli impianti, non fare costi  troppo alti per nuovi insediamenti, preoccuparsi di cosa si lascia il giorno dopo la fine dei Giochi) il discorso si amplia da una città come Milano a Cortina, passando per altre zone e aree, con diversi siti olimpici. Il futuro sarà proprio quello di ampliare, un tempo si diceva  'la città candidata', oggi si dice 'l'area candidata' ", conclude Ascani.