Rocco Commisso in piazza del Duomo con il figlio Joseph (foto esclusiva Riccardo Germogli)
Rocco Commisso in piazza del Duomo con il figlio Joseph (foto esclusiva Riccardo Germogli)

Firenze, 12 giugno 2019 - "In fondo ce l’ho col mondo di Hollywood, anche se lo uso per i contenuti della tv via cavo. Negli anni ha dato un’immagine distorta di noi italiani emigrati. Penso al Padrino, a Goodfellas, ai Soprano. Non appartengono alla realtà che vivo tutti i giorni. Io sono italiano più italiano di molti di voi che vivete qui".

Rocco Commisso prende le distanze dallo stereotipo perché non ama uno stile «conventional», al contrario. Siamo in quattro a tavola, hotel Savoy. Con me il fotografo Riccardo Germogli, davanti a noi Commisso in relax e Joe Barone attaccato al cellulare, fa a tempo a mangiare l’antipasto e poi la sua attenzione è rapita altrove.

Che Fiorentina ha trovato?

"Le prime notti non ho dormito, vuoi per l’adrenalina vuoi per le serenate che i tifosi mi dedicavano sotto la finestra dell’albergo, stile Romeo e Giulietta (ride, ndr). Ho trovato una società limpida, pulita, e di questo dovete ringraziare la famiglia Della Valle, onore a loro. La prima cosa che ho fatto? Tranquillizzare i dipendenti. Mi sono piaciuti, non tutti se devo essere sincero, ma la maggior parte sì. Adesso hanno la possibilità di dimostrarmi la qualità del loro lavoro, hanno una bella opportunità. Se sapranno giocarsela nessun problema, anzi. Chiaro che dopo la stagione scorsa devo cambiare, ma visto che sono qui per imparare devo prima circondarmi di collaboratori che sappiano di calcio più di me. Non faccio il presidente che detta la formazione, mai stato. E non siamo in ritardo per il mercato. Proprio in questo momento stiamo decidendo il futuro di Veretout, forse è meglio venderlo".

Lei usa parole dirette, e quando si arrabbia che succede?

"Alzo la voce ma solo con i manager, con i dipendenti mai. Mi chiamano Rocco, sono uno di loro".

E’ un momento delicato, deve fare delle scelte.

"Stiamo studiando i profili che ci servono, immersi in questo frullatore di passione e calore che si chiama Firenze. Sono innamorato della città, lo dica (porta la mano sul cuore, ndr). Ci saranno degli annunci in questa settimana, a parte quello di Corvino".

La scelta degli uomini di cui fidarsi, dunque.

"Sì, prima devo parlare con Montella, lo vedrò negli Stati Uniti. Qualcuno ha scritto che l’ho riconfermato: fake news. Lo voglio vedere".

Prima di cena ha incontrato alcuni rappresentanti della curva Fiesole. Cosa vi siete detti?

"Chiarezza di rapporti, onestà e guai a illudere la gente con false promesse. Mi pare una buona partenza".

Primo segnale, la riconferma (con promozione) di Antognoni.

"Per me Giancarlo è un mito, mi ricorda l’Italia mondiale del 1982. L’anima di quella squadra e di quella del 2006 vorrei rivederla nella Fiorentina. Non sarà facile ma ci provo. Antognoni è un gentleman, ha un cuore d’oro. Non capisco come mai una bandiera come lui sia stata lontana dalla Fiorentina per tanti anni".

E siamo a uno, con Montella in stand by. Poi?

"Stiamo lavorando sul mercato anche adesso, ma il mio metodo di lavoro non fa mai riferimento a una persona sola. Giocatore X: prima ognuno dei miei uomini mercato dà un giudizio sull’opportunità di prenderlo, poi arrivo io perché firmo l’assegno. Serve il consenso unanime di un gruppo ristretto". Interviene Joe Barone, che alla fine si accontenterà solo dell’antipasto: "Entro fine mese dovremo valutare 47 giocatori, compresi quelli a fine prestito. Li stiamo esaminando uno a uno".

Parliamo di Firenze e dei fiorentini.

«Sono innamorato di loro, posso garantire il massimo impegno col cuore. Accoglienza strepitosa, mai mi sarei immaginato questo alla mia età".

In quale stadio vorrebbe giocare?

"Ristrutturare il Franchi sarebbe fast (veloce, ndr) ma ci sono dei problemi. Chiedo aiuto a Firenze, alle istituzioni e ai fiorentini. Penso fast, decido fast, alla mia età non aspetto dieci anni per un nuovo stadio. Io investo, ma mi devono dare la possibilità di snellire gli ostacoli burocratici, altrimenti potrei fare marcia indietro. E credo di essere stato chiaro. Intendo fare presto, la velocità di azione è decisiva per me, viene prima di tutto".

Torniamo alla squadra.

"Non voglio delle star che comandano lo spogliatoio, tutti devono dare il loro contributo con passione e cuore. Il mio modello organizzativo è la Juventus, è il migliore di tutti. E poi guardo con interesse all’Atalanta, ad esempio quando dona un kit sociale a tutti i neonati di Bergamo: senso di appartenenza, insomma. Prima ho incontrato i ragazzi della curva, uno di loro è nato nel ’74. Io ero a Firenze prima di lui, nel ’73! Mi sento fiorentino, ma non posso promettere di essere sempre presente qui, ecco perché sto creando un gruppo decisionale di spessore, per essere tranquillo quando sono a New York. Non so se mio figlio Joseph farà parte della società. Cosa strana: lui con la nuova legge ha il doppio passaporto (italiano e americano) ma è nato negli Usa, io che sono nato in Calabria non ho più il passaporto italiano".

Che Fiorentina dobbiamo aspettarci?

"Se fatturo 95 milioni, come posso arrivare ad aumentare il valore se non posso comprare giocatori di livello? A mio modo di vedere il fairplay finanziario è un circolo vizioso, non virtuoso".

Chiesa è un giocatore di livello.

"Ripeto che non sarà il mio Baggio. Farò di tutto per tenerlo almeno un anno. Però un ex campione viola mi ha fatto una domanda: perché fare un contratto così lungo a un ragazzo che magari il prossimo anno delude e alla fine dalla sua cessione si prende meno soldi di adesso?".

La Fiorentina ha rischiato la B.

"Ho visto l’ultima col Genoa, i giocatori erano terrorizzati, mai se fossi stato un giocatore avrei voluto vivere una situazione simile".

I viola sono stati i primi a credere nel calcio femminile.

"Vorrei mandare un messaggio alle ragazze: faccio il tifo per loro e sono orgogliosissimo della loro presenza in Nazionale. A New York vado a vedere sia il calcio maschile che femminile".

A Firenze c’è un italoamericano che ha fatto sognare i tifosi, Giuseppe Rossi.

"Calciatore fantastico e ragazzo d’oro. In America abita a venti minuti da casa mia ma non ci siamo mai incontrati. Potrebbe accadere a Firenze, vedremo".

Mandi un messaggio a Firenze.

"Ho chiesto aiuto, mi hanno detto che lo daranno. Ma tra dire e fare c’è differenza. Boys, io vado veloce...".

GUARDA QUI IL POST DEL FIGLIO DI ROCCO COMMISSO