Marco Benassi (Fotocronache Germogli)

Firenze, 31 agosto 2018 - Marco Benassi è un centrocampista che a volte non riempie gli occhi, ma quando manca la differenza si vede. Mezz’ala di raccordo e di spinta, se c’è spazio lui ci si butta, anche se gli inserimenti sono una qualità da esercitare quando intorno funziona anche il resto: guai a scoprirsi troppo nel calcio di oggi, tutto tattica e intensità. L’equilibrio che la Fiorentina sta cercando di trovare – difesa più bassa e aggressiva, ripartenze e ricerca della qualità in alto – sembra favorire proprio le caratteristiche di Benassi, che è andato al tiro 4 volte (la prima dopo due minuti) e ha segnato due reti. L’intervista che segue è un viaggio appassionato fra aspirazioni personali e rispetto del gruppo.

Fa sempre effetto intervistare il capocannoniere della serie A.

«Ah, questa è bella».

Non è vero? E anche con una partita in meno.

«Sì, sì. Ma è un caso e io ci rido su. Vi immaginate se mi prendessi sul serio?».

Comunque due gol, uno di testa e l’altro di sinistro: già quasi la metà della scorsa stagione.

«Ne avevo segnati cinque in campionato, più due assist, non male per essere stato il primo anno qui a Firenze. Ora posso solo migliorare, come tutta la squadra».

Il 6-1 al Chievo vi ha gasato parecchio...

«Era importante partire bene, ci tenevamo da matti, infatti credo che in campo si sia visto perché non abbiamo mollato mai».

E soprattutto perché non smettevate più di segnare, anche dopo il 90’.

«Eravamo carichi a molla, a Moena ci eravamo preparati per giocare in coppa il 26 luglio e poi siamo rimasti un mese senza partite ufficiali».

Dopo il sesto gol D’Anna si è quasi arrabbiato con Pioli, sembrava che voleste infierire.

«Avevamo talmente tanta carica dentro che andavamo in automatico. Nessuna voglia di infierire, ma solo di mettere in pratica quello che avevamo preparato in estate».

Fra pochi giorni sarà il suo compleanno: addirittura 24 anni.

«Eh, sto invecchiando».

Pochi ventiquattrenni in Italia hanno già giocato 147 partite in serie A, segnando 20 gol da centrocampisti, e se poi ci mettiamo anche gli assist che sono 14, il bottino aumenta.

«Sorrido, perché gioco a certi livelli da parecchio e qualcuno a volte pensa che sia più vecchio, invece compirò 24 anni l’8 settembre. Comunque il tempo passa, qui da noi ci sono diciottenni di grande valore».

A proposito di numeri: fascia da capitano, 27 presenze e 6 reti in Under 21, zero in Nazionale.

«Eh, ora ci sono le convocazioni, ma non aggiungo niente, vedremo, sarei banale se dicessi che andare in Nazionale per me sarebbe un sogno. Di sicuro più di così non avrei potuto fare per mettermi in mostra, avendo giocato anche una partita in meno».

Difficile lasciare fuori il capocannoniere.

«Ancora? Io ci scherzo».

Però è cambiato il modo di giocare della squadra e lei ha più opportunità di andare al tiro.

«Possibile, anche perché ci conosciamo meglio tutti e in avanti c’è davvero tanta qualità. L’anno scorso all’inizio trovai qualche difficoltà, tutto era nuovo e poi dovevo partire largo da destra, insomma ci ho messo un po’ di tempo per orientarmi. Ora è decisamente diverso».

L’impressione è che la Fiorentina quest’anno sappia accorciare i tempi per far male in zona gol.

«Facciamo meno possesso palla, questo è vero, ma dipende un po’ dalle situazioni. Per il resto torno al concetto della qualità: se ne hai tanta davanti, devi trovare il modo di farla fruttare. Ecco, diciamo che a livello d’impostazione siamo più convinti della nostra potenzialità».

Astori è sempre con voi, lo sentite vicino.

«Davide è una presenza fissa... Io ho l’armadietto vicino al suo, la maglia con il suo nome è una compagna di viaggio, tutti i giorni. Davide è con noi, il nostro impegno è quello di rispettare sempre i suoi valori. Era stato il primo a credere alla rinascita della Fiorentina dopo l’inizio del nuovo ciclo, nessuno di noi può dimenticarlo».

Cosa siete diventati, 6 mesi dopo la scomparsa del capitano?

«Un gruppo che ha passato un’esperienza devastante e si è fortificato. Avevamo di fronte due strade: restare nel dolore o cercare di ripartire proprio per mettere in pratica i valori che Davide ci aveva insegnato. Abbiamo scelto la seconda strada, quello che è successo lo abbiamo visto».

Quanta rabbia vi è rimasta dentro?

«Quel giorno ci crollò il mondo addosso, se ripenso a quella mattina mi vengono ancora i brividi, ognuno di noi reagì a modo suo e potete immaginare le scene. Ma rabbia non è la parola giusta: tanta amarezza, tanto amore e rispetto per Davide».

Nessuno dei big ha scelto di andarsene, a parte Badelj che aveva una situazione particolare a livello di scadenza contrattuale. E’ stato un segno di rispetto nei confronti di Astori?

«Non ne abbiamo parlato, comunque è vero, nessuno ha chiesto di andare via. Abbiamo un lavoro da portare avanti e dobbiamo restare uniti».

Proprio l’opposto di quello che è successo domenica, quando il resto dello stadio ha sommerso di fischi la Fiesole che contestava. Che effetto vi ha fatto questo scontro di sentimenti? Cosa avete pensato voi giocatori?

«In campo sei concentrato, voglio dire che noi calciatori siamo pagati per fare il nostro mestiere, ma è evidente che dispiace per quello che è successo. I tifosi non ci hanno mai fatto mancare il loro sostegno, ma per la situazione che si è creata non so trovare altre parole: dispiace e basta».

Pensa che questo clima possa danneggiarvi?

«Rispondo così: condivido le parole del presidente Andrea Della Valle a fine partita, il concetto della coesione è giusto, tutti insieme per un unico obiettivo sarà la nostra forza».

Parliamo un po’ di squadra: quest’anno la concorrenza è tanta, quando rientrerà Veretout uno fra lei, Edimilson e Gerson dovrà uscire.

«Penso che faccia bene a tutti noi. L’anno scorso se sbagliavi due, tre partite più o meno sapevi che avresti rigiocato.... Ora siamo tutti consapevoli che non sarà più così, dovremo dare il duecento per cento in ogni allenamento per convincere Pioli. E poi confermare in campo che meritiamo di giocare al posto di compagni di estremo valore. Bene così, mi piace».

E’ vero che Pioli vi ha chiesto di entrare in campo per giocare divertendovi?

«Vero. Credo sia alla base di ogni sport, la leggerezza di testa ti aiuta anche se, mi sembra ovvio, la concentrazione deve essere sempre tanta».

Lunedì scorso lei è andato a cena con il suo amico Berardi, altro caponnoniere.

«Vero, siamo stati bene, Domenico è un amico. Questa volta il conto è toccato a lui, io avevo già pagato spesso in passato».

Pensi a un difetto che la Fiorentina si è lasciata dietro le spalle.

«Mi auguro la discontinuità. Anzi, sono convinto che il nostro valore aggiunto sarà la stabilità nelle prestazioni».

L’obiettivo sarà il settimo posto?

«Vedremo, ci siamo detti che dovremo far meglio dello scorso anno. Ci sono tutte le possibilità, l’unione di tutte le componenti ci aiuterà».