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28 mag 2022
Editoriale

L’Europa risponda al ricatto del grano. Per sopravvivere

agnese pini
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La direttrice de La Nazione, Agnese Pini

Firenze, 29 maggio 2022 - E alla fine Putin proverà a prenderci per fame. È quello che sta facendo, sfoderando l’ultima potentissima arma di ricatto: il blocco delle esportazioni di cereali dall’ Ucraina e la minaccia di una carestia globale. Che non è solo un disastro umanitario senza precedenti, ma soprattutto pone l’Occidente di fronte a una nuova emergenza: l’ondata migratoria (che venerdì si stimava in 400mila nuovi arrivi sulle coste italiane, soprattutto da Egitto, Bangladesh, Tunisia) che inevitabilmente ne seguirebbe.
Guerra, carestia, fame, migrazione, instabilità. Ecco la tempesta perfetta della Russia putiniana che ancora una volta mostra il fianco più debole e scoperto dell’Europa. 

Perché Mosca sa colpire bene lì dove fa più male, ovvero dove i valori che hanno fatto l’Unione si infrangono nelle ipocrisie di politiche che si sono rivelate negli anni miopi e inadeguate. Prima venne l’energia - ancora risulta paradossale che due potenze come Germania e Italia si siano legate sostanzialmente a un unico fornitore, ovvero la Russia, per gli approvvigionarsi di gas - oggi viene l’immigrazione. Che dell’Europa è, da decenni, il più evidente tallone d’Achille, la pietra dello scandalo che ha infiammato diplomazie, governi e opinione pubblica in uno scaricabarile tra Paesi che non sono mai riusciti a varare un piano di accoglienza davvero condiviso. Rischiando anche, nel recente passato dominato dalla fiammata sovranista e populista, di mandare al macero l’idea stessa dell’Unione.

Putin non sbaglia un colpo in questo, nel riuscire a individuare e colpire con sorprendente puntualità e cinismo il ventre molle del (suo) nemico. Lo fa in modo al tempo stesso greve, spietato e quasi sarcastico, come quando restituisce con disonesta faccia tosta ogni colpa e responsabilità al mittente: il blocco del grano? Colpa delle sanzioni. La guerra in Ucraina? Colpa degli ucraini. I ricatti sul gas? Colpa degli occidentali che sostengono gli ucraini.
Così adesso sta solo all’Europa venirne faticosamente fuori, trovando l’ennesima stretta via d’uscita contro chi la sta mettendo all’angolo. La battaglia umanitaria per il grano ha un significato molto più profondo e strategico per le sorti del blocco occidentale, e potrebbe davvero destabilizzare la tenuta dell’Unione e della sua opinione pubblica. Determinando, quindi, le sorti della guerra. I leader dell’Unione, del resto, appaiono dentro un vicolo cieco. È stato evidente nell’ultimo colloquio, ieri, tra Scholz, Macron e Putin, che ha provato a barattare lo sblocco dei cereali con lo stop all’invio di armi a Kiev.

Se la soluzione diplomatica è ben più che in salita, l’idea di scortare militarmente le navi col grano ucraino rischierebbe di creare i presupposti per un gravissimo incidente bellico. A ora, dunque, una soluzione vera non c’è. E l’Europa, che aveva bisogno di un nemico per fare davvero i conti con sé stessa, è di fronte alla sua prova più difficile. Superarla vorrà dire non solo salvare l’Ucraina, ma anche salvare l’Unione.

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agnese pini