Piero Fachin
Piero Fachin

Firenze, 26 settembre 2021 - Due indizi non fanno una prova, però aiutano a capire. E due indizi, proprio in questi giorni, fanno pensare che forse il peggio è alle spalle, e che il ritorno alla normalità non è più un miraggio, una impresa lontana.

Il primo: per oltre un anno gli studenti hanno protestato contro la didattica a distanza, e ora che hanno finalmente ottenuto di poter tornare in aula hanno immediatamente disertato le lezioni in presenza per occupare le piazze, e manifestare per l’ambiente. Perché vanno bene l’algebra e la geometria, ma non c’è niente di meglio che una bella mattinata in centro a gridare contro quelli che stanno massacrando il pianeta.

A novembre, poi, se tutto andrà bene come da tradizione si tornerà in strada contro il riscaldamento centralizzato che non funziona e le aule rimaste al gelo, soprattutto il lunedì mattina. Secondo indizio: il governo è pronto a riportare in ufficio - con gradualità, perbacco - gli impiegati statali, e subito attorno a questa idea di dire stop allo smart working si sono levate le proteste dei diretti interessati.

Perché, diciamolo, starsene a casa ha anche i suoi lati positivi, e allora chi può cerca di approfittarne e di prorogare a tempo indeterminato una condizione che, quando la pandemia falciava migliaia di persone alla settimana, ha consentito di non paralizzare la macchina burocratica e contemporaneamente regalato più di una comodità.

Insomma, qualcosa è cambiato. E forse vale la pena di aprire gli occhi e di dire con franchezza che, rispetto al settembre di un anno fa, c’è solo una cosa che ha potuto fare la differenza: l’esistenza del vaccino.

Un anno fa non c’era un solo vaccinato, ora le dosi inoculate sono miliardi su scala globale: due miliardi allo scorso giugno, sei miliardi (ma il dato deve essere ancora validato) fino a questi giorni.

Soltanto in Italia sono più di 83 milioni le somministrazioni, e oltre il 77% della popolazione ha concluso il ciclo che garantisce un’immunità molto alta. La relazione tra il calo dei contagi e la campagna di vaccinazione è diretta e palese, tanto che dove ci si vaccina di meno ci si ammala di più.

Chi afferma il contrario o sbaglia o è in malafede. Non è finita, e lo sappiamo. E dobbiamo tutti rimanere concentrati, perché in un attimo il Covid potrebbe rialzare la testa e farsi più aggressivo. Però, almeno oggi, siamo autorizzati a credere nel ritorno alla vita ragionevolmente normale, perché è proprio di un mondo normale che abbiamo disperatamente bisogno. Quello, per dire, in cui i ragazzi a scuola non ci vogliono andare.