Nonostante si siano subito messi in regola, i ristoratori sono ancora nel mirino
Nonostante si siano subito messi in regola, i ristoratori sono ancora nel mirino

Firenze, 26 ottobre 2020 - Originali e colorate, ma dense di contenuti e preoccupazione. Pacifiche e silenziose, ma cariche di rabbia. Le categorie sono pronte a una settimana di proteste. Proteste che erano nell’aria, proteste che montano minuto dopo minuto. L’ultimo dpcm impone agli imprenditori sacrifici al limite dell’esasperazione. Servizi, turismo, somministrazione e commercio: i danni ipotizzabili fanno venire i brividi al nostro tessuto produttivo costituito di imprese piccole e medie. Soprattutto tornano alla memoria i 70 giorni di lockdown, e le relative conseguenze economiche, della primavera scorsa. In quel lasso di tempo – stima Confesercenti Toscana – i fatturati delle aziende dei settori sopracitati registrarono un calo di 1,3 miliardi di euro. Sì, proprio così. Numeri da far tremare i polsi, anche perché le imprese non riuscirebbero a sostenere un’altra chiusura totale, ma sarà comunque complicato contenere anche i disagi di questo ennesimo provvedimento restrittivo. "Decine di milioni di euro in meno di guadagni, di questo si parla" tuona il direttore di Confcommercio Toscana Franco Marinoni. Che annuncia la manifestazione promossa dalla Fipe mercoledì alle 11.30 in 18 piazze di altrettante città d’Italia. A Firenze, in piazza Duomo al grido virtuale di #siamoaterra, chef e camerieri dei ristoranti toscani sistemeranno 16 tovaglie di 3 metri per 3 sul selciato, poi intorno – nel rispetto delle regole anti-Covid – in grande tenuta da lavoro ogni professionalità della ristorazione esprimerà la contrarietà al governo.

Il gruppo dei Ristoratori Toscana invece si metterà in marcia verso Roma ripetendo lo slogan ‘Conte arriviamo’ il 4 novembre, camminando lungo la via Francigena fino a giungere Palazzo Chigi. Una data scelta non a caso. Gli ‘inessenziali’ - così si sono ribattezzati i ristoratori - l’hanno voluta perché in quel giorno si ricorda l’alluvione di Firenze del 1966, quando la città si rimboccò le maniche e risorse dalle macerie. "I fatturati – dice il presidente Pasquale Naccari – per molti sono diminuiti del 90%. Già da oggi, molti di noi chiuderanno i battenti; purtroppo serrata inevitabile dunque".

Un dpcm che "si accanisce ingiustamente contro le imprese anziché prendere provvedimenti incisivi sul buon funzionamento di strutture e servizi pubblici, dal trasporto alla sanità. Il Governo – attacca la presidente di Confcommercio Toscana Anna Lapini – considera gli imprenditori come ’untori’, quando invece sono la forza del Paese e, soprattutto, quando potrebbero essere individuati altrove i comportamenti irresponsabili". Difficile guardare avanti in questo clima. "Stavolta – afferma il presidente toscano di Confesercenti Nico Gronchi – non ci sono alibi. Conosciamo gli effetti devastanti della chiusura alle 18. Per le attività entro poche ore arrivino i contributi di ristoro e dopo, solo dopo, dovrebbero entrare in vigore i divieti". Tinte fosche all’orizzonte con un’ulteriore riduzione di 5,8 miliardi di euro di consumi delle famiglie italiana.

«Difficile pensare di resistere fino a Natale – incalza il presidente di Cna Toscana Luca Tonini che oggi ha convocato i delegati provinciali – il settore della ristorazione è alla canna del gas. Non si doveva chiudere una filiera fondamentale come quella della somministrazione, ma piuttosto alzare il livello dei controlli".

Sulla stessa linea Jacopo Ferretti, direttore di Confartigianato Toscana. "Si chiude senza tener conto che buona parte delle aziende rispettava le regole e non erano un pericolo per la salute collettiva. Ora subito ristori consistenti e predeterminati". Anche perché, gli fa eco il presidente della stessa associazione Alessandro Sorani: "Questo è un lockdown mascherato. Una condanna a morte per tanti ristoranti, pasticcerie, bar e gelaterie". Nella speranza che non sia così.