Scontro mortale con la Porsche, benzinaio condannato a tre anni

A sentenza l’incidente di Indicatore in cui rimasero vittime Francesco Diana e Giovanna Mori, marito e moglie. Il titolare del distributore era al volante del bolide che doveva pulire. Il pm Maggiore aveva chiesto 4 anni

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Arezzo, 23 febbraio 2024 – Una condanna a tre anni con rito abbreviato. Si conclude così, dal punto di vista giudiziario, il tragico incidente che nel maggio dello scorso anno aveva spezzato una famiglia nei pressi di Indicatore. Nello scontro con la Porsche guidata dal titolare del distributore a cui era stata affidata per il lavaggio, persero la vita Francesco Diana, 56 anni e la moglie Gianna Mori, 50 anni di Terranuova. Gravi ferite anche per il figlio di 25 anni che in un primo momento sembrava anche in pericolo di vita.

L’incidente avvenne nei pressi di una semicurva, dopo la quale (in base alla ricostruzione processuale) la Porsche ha invaso la corsia opposta prima del tremendo impatto con una Škoda. Dopo lo scontro la Porsche Carrera ha proseguito la propria marcia per 200 metri, pur avendo perso una ruota.

Un bilancio terrificante che ieri è stato rievocato in tribunale dove S.M. 44 anni era accusato di aver invaso la corsia opposta avendo provocato lo scontro fatale con l’auto condotta da Diana. Al benzinaio il titolare dell’auto aveva chiesto di prenderla per lavarla nel suo impianto: i controlli con l’etilometro erano risultati negativi.

La rotatoria è insidiosa: anche a velocità più o meno regolare fa fatica a mantenere la linea, essendoci una contro-pendenza che in parte porta fuori. Dettagli affidati alle indagini a cui si è aggiunta una perizia della difesa del benzinaio, affidata a Luca Fanfani e Andrea Fruganti, che aveva calcolato in appena 54 chilometri orari la velocità media percorsa dalla Porsche a cui si deve sommare quella dell’altra auto che si è vista piombare il bolide davanti all’ultimo momento.

«Mi sono distratto un attimo a controllare il quadro dell’auto e ho perso di vista la carreggiata» ha ammesso S.M. prima della sentenza a tre anni di reclusione. Il pubblico ministero Julia Maggiore aveva chiesto una condanna a 4 anni, il giudice Claudio Lara ne ha inflitti 3, quanto avevano chiesto i legali in un patteggiamento non accordato dall’accusa. Con la riforma Cartabia se il titolare del distributore non presenta appello la condanna si riduce automaticamente a 2 anni e mezzo.