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27 apr 2022

Guerra in Ucraina, 500 vivai rischiano di chiudere in Toscana

Costi di produzione aumentati del 67%

I vivai sono in salute nonostante un secondo trimestre 2020 difficile
I vivai sono in forte difficoltà per l'aumento dei costi delle materie prime

Pistoia, 27 aprile 2022 - Il 15% delle imprese florovivaistiche toscane (circa 500) rischiano di non sopravvivere alla crisi creata dall'invasione russa in Ucraina sull'economia, che ha fatto esplodere i costi di produzione aumentati del 67%. È quanto emerge dall'analisi di Coldiretti Toscana secondo cui l'emergenza energetica si riversa non solo sui costi di riscaldamento delle serre ma anche su carburanti per i macchinari, sui costi delle materie prime, fertilizzanti, vasi e cartone.

Il rincaro dell'energia - continua la principale organizzazione degli agricoltori - colpisce pure sementi e piantine (+134%), fertilizzanti con aumenti che vanno da un +150 ad oltre + 200% (l'urea è passata da 350 euro a 1.150 euro a tonnellata, +228%), torbe con un +20% mentre per gli imballaggi gli incrementi colpiscono dalla plastica per i vasetti dei fiori (+72%) al vetro (+40%) fino alla carta (+31%) per i quali peraltro si allungano anche i tempi di consegna, in qualche caso addirittura quintuplicati.

«Con il caro benzina - sottolinea Coldiretti Toscana - crescono poi le spese di trasporto in un paese come l'Italia dove l'85% delle merci viaggia su gomma». Secondo l'elaborazione di Coldiretti sulla base dell'indagine Crea più di 1 azienda agricola su 10 (11%) è in una situazione così critica da portare alla cessazione dell'attività ma ben il 38% su base regionale si trova comunque costretta a lavorare in una condizione di reddito negativo con un impatto non solo sul fronte produttivo, ma anche su quello occupazionale, ambientale, della biodiversità e della gestione dei territori.

Sono 500 le imprese florovivaistiche in pericolo secondo le stime di Coldiretti. Da difendere c'è un settore cardine per l'economia che vale un terzo del Pil regionale, circa 3.300 imprese dislocate principalmente tra il distretto vivaistico ornamentale di Pistoia e il distretto floricolo interprovinciale Lucca-Pistoia? Per un fatturato stimato intorno ai 900 milioni di euro che garantiscono migliaia di posti di lavoro. La crisi dei fiori italiani dai mercati rischia peraltro di favorire le importazioni da Paesi stranieri che nel 2021 hanno già fatto registrare un aumento del 7% in valore per arrivare a sfiorare i 580 milioni di euro, secondo le proiezioni Coldiretti su dati Istat. Spesso si tratta di prodotti ottenuti dallo sfruttamento, come nel caso delle rose dal Kenya con lavoro sottopagato e senza diritti, e i fiori dalla Colombia dove ad essere penalizzate sono le donne.

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