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Arezzo, 11 gennaio 2019 - Eppur si muove. Lentamente, fra mille asperità, tra orizzonti ancora nebulosi ma si muove. Nella vicenda della cessione delle fiere orafe a Ieg comincia a delinearsi qualche contorno, specie se andrà a incastrarsi la tesserina del puzzle da questo giornale rilanciata ieri. Il riferimento è al possibile gesto del presidente di Arezzo Fiere Andrea Boldi che andrebbe da dimissionario nell’assemblea dei soci posticipata dal 25 al 30 gennaio.

A quel punto si costituirebbe un nuovo cda da tutti, compreso Comune e Provincia, legittimato a trattare con il colosso fieristico riminese. Un disegno ardito che ha però bisogno di una precondizione, ovvero che Ieg sia disposta a valicare il limite del 31 gennaio indicato nella proposta irrevocabile d’acquisto. Il passaggio chiave consiste dunque in una pre-trattativa che da più fonti si ritiene possibile solo all’indomani di un passo indietro di Boldi.

A quel punto, sul piatto potrebbe esserci altro, ad esempio l’ipotesi che a Ieg non siano soltanto cedute le fiere orafe ma anche la gestione complessiva del centro affari, idea evocata in maggio dallo stesso sindaco Alessandro Ghinelli nel discorso di saluto all’inaugurazione di OroArezzo. Il piano, a sua volta, potrebbe inserirsi, attraverso l’intervento della Regione, in un ambito più vasto, comprendente il polo fieristico di Firenze ma è meglio fermarsi qui per non volare troppo in alto.

Di sicuro se a Ieg andasse l’intera gestione del palaffari, non sarebbe più necessaria la figura del direttore generale. Tornando all’oggi, sempre se Boldi dovesse dimettersi, la presidenza di Arezzo Fiere potrebbe restare in area Confartigianato, con un vicepresidente designato dalla Camera di Commercio e individuato in un professionista aretino di prestigio, magari non nuovo a esperienze in società pubbliche.

Tirando le fila della complessa matassa, la sensazione è che, se certi presupposti andassero a dama, possa avere un esito positivo la trattativa con Rimini, vista la mancanza di alternative in un panorama fieristico che batte in testa. E’ quello che anche gli imprenditori orafi di Confindustria sostanzialmente prefigurano.

Lo fanno con una nota di Giordana Giordini, presidente di Federorafi provinciale. Giordini, a nome degli associati, prende atto che «i principali soci pubblici ritengono necessario designare un nuovo cda... prima di discutere la proposta di acquisto». Sottolinea che l’offerta «non può essere valutata nel limitato lasso di tempo indicato da Ieg». D’altro canto ritiene indispensabile il dialogo «vista la necessità di avere un’unica regia a livello nazionale nella gestione delle fiere del settore orafo».

E su questo Ivana Ciabatti, presidente nazionale di Federorafi, ha sostenuto la necessità di trattare «al fine - riporta Giordini - di evitare decisioni non ponderate che riportino il settore indietro negli anni quando... proliferavano fiere senza alcun coordinamento a discapito delle imprese orafe e degli investimenti pubblici di Ice e Mise». E alle trattative, conclude Giordini, sarebbe auspicabile partecipasse anche un imprenditore del comparto.