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Arezzo, 15 gennaio 2019 - La mossa che potrebbe essere lo scacco al re, contro un presidente arroccato nella sua casella, solo contro tutti e contro tutto, deciso a non mollare fino all’ultimo, è partita nel tardo pomeriggio di un’altra giornata convulsa. E’ la lettera (già giunta a destinazione) con cui, quasi allo scadere del termine dei quindici giorni dall’assemblea di Arezzo Fiere del 30 gennaio, viene chiesta ufficialmente la revoca di Andrea Boldi, protagonista di una resistenza disperata ben oltre la linea del Piave, quasi dentro il bunker della disperazione.

La firmano il Comune, la Provincia e soprattutto la Camera di Commercio, che insieme fanno molto più del terzo del capitale sociale necessario per inserire la richiesta all’ordine del giorno dell’assemblea. La Regione, che ha la quota maggioritaria delle azioni, garantisce una benevola neutralità.

Nel senso che preferisce la via diplomatica (e onorevole per Boldi) delle dimissioni, ma dice chiaramente (si vedano sotto le dichiarazioni dell’assessore Stefano Ciuoffo) che per sottoscrivere la vendita ad Ieg serve un altro consiglio d’amministrazione. Il cerchio intorno al presidente uscente è chiuso, a questo punto non si vede da quale lato possa rompere l’assedio.

Il resto è la storia di un lunedì in cui la gran parte dei soci pubblici di Arezzo Fiere ha cercato con ogni mezzo di ottenere il passo indietro di Boldi, ma senza successo. Ci ha provato fin dal mattino come messaggero e mediatore il presidente di Confartigianato (di cui Boldi è leader degli orafi) Ferrer Vannetti, appena rientrato da un viaggio all’estero. Gli altri erano lì che aspettavano col fucile in mano e l’ultimatum pronto: o le dimissioni o la revoca.

A metà pomeriggio la situazione era ancora in stallo ed allora la scelta è stata quella di forzare la mano, nel corso di una riunione a Palazzo Cavallo cui hanno partecipato il sindaco Alessandro Ghinelli, il suo assessore Alberto Merelli, il vicepresidente della Provincia Angiolino Piomboni, il presidente di Camera di Commercio Massimo Guasconi e il segretario generale Giuseppe Salvini, più il grande mediatore Vannetti (che ovviamente non firma).

Lì è stata materialmente sottoscritta la lettera di revoca, poi recapitata al Palaffari a stretto giro di posta. Contemporaneamente, correva nella sua sede di via Tiziano anche il presidente di Confartigianato, in un ultimo tentativo di spuntare da Boldi il passo indietro. A vuoto anche quello.

Il numero uno del Palaffari resiste e non molla, pronto a combattere fino all’ultimo, anche se la sua pare ormai una battaglia senza speranza. Adesso restano due settimane per evitare un’assemblea che si trasformi in un voto di sfiducia. Se no si andrà alla conta. La questione decisiva, la trattativa con Ieg, resta un po’ sfocata sullo sfondo.