Marco Gallorini
Marco Gallorini

Arezzo, 22 aprile 2020 - Chiusura totale, distanziamento sociale, la normalità - per come la conoscevamo prima - ancora lontana. Misure necessarie per combattere il coronavirus. Tutto questo, però, si traduce anche in danni economici. E sta avendo serie ripercussioni anche sull’industria della cultura e dell’intrattenimento. Ne sa qualcosa Marco Gallorini, uno dei fondatori dell’etichetta Woodworm label che vanta artisti come Motta, Zen Circus, la Rappresentante di lista, Rancore e tanti altri. «La situazione è drammatica – conferma Gallorini – per tutti, compresi noi di Woodworm. Sicuramente dovrò tagliare alcuni collaboratori per un paio di anni. La parte più consistente del mio lavoro, infatti, è legata all’attività live, anche se non organizziamo direttamente concerti. Ed è chiaro che per un anno intero tutta questa parte verrà a mancare: andare a un concerto, stare gomito a gomito, sarebbe uno straordinario veicolo di contagio. Perciò nessuna polemica, la chiusura è doverosa e deve essere rispettata, però è evidente che questo mette tutti in crisi». Oltre ai mancati introiti derivanti dall’attività live, c’è anche un calo generalizzato dei consumi: «Se i locali sono chiusi, come pure i bar, i ristoranti è ovvio che il consumo di musica viene meno. Inoltre, e qui bisogna capire per quale motivo, gli ultimi dati riportano anche un calo del consumo digitale. Questo ci ha sorpresi, credevamo che le persone a casa avrebbero ascoltato molta più musica in streaming». Ecco, internet potrebbe essere la frontiera privilegiata per recuperare almeno una parte del business, ma non è così semplice: «Stiamo portando avanti un progetto con delle grosse realtà in Italia, ma preparare un prodotto di livello professionale è molto complesso. Senza contare il fatto che forse l’utente italiano ancora non è abituato a pagare per i concerti in streaming». La fine del tunnel, insomma, sembra lontana conclude Gallorini: «Le soluzione dovrebbe arrivare dalle nostre categorie. Bisogna rimanere molto lucidi e avere dei progetti precisi. Ad esempio, ho il terrore dei contributi a pioggia. Io individuerei un budget bello consistente da ripartire settore per settore e lo allocherei seguendo un criterio meritocratico. Ma le nostre categorie in questo momento mi sembrano piuttosto ferme, purtroppo».