LUCIA BIGOZZI
Cronaca

Per l’industria autunno in ascensore. L’oro vola ma è in balia del prezzo. Moda, soffrono le aziende artigiane

A pesare sui gioielli non sono le punte record ma i continui rimbalzi di valori: un grammo costa 72 euro. L’abbigliamento corre ormai a una doppia velocità: i grandi prendono il largo. Primi casi di chiusure.

Oro e moda sono i settori trainanti dell’economia, ora alle prese con l’incertezza dei mercati internazionali

Oro e moda sono i settori trainanti dell’economia, ora alle prese con l’incertezza dei mercati internazionali

I gioielli aretini continuano a fare il giro di mondo a tutto gas, ma il freno è lì, pronto a fare lo sgambetto. Sulla passerella del sistema moda aretino, il freno è già tirato e a soffrire sono sopratutto le piccole e medie aziende artigiane. Meno ordini, più problemi e prospettive non incoraggianti: così fino alla fine dell’anno. Moda e oro sono i due motori dell’economia di casa, in termini di fatturato, qualità dei prodotti e posti di lavoro. Eppure, al pari di altri comparti d’eccellenza, toscani e nazionali, paga il dazio all’instabilità dei mercati, il peso di due guerre alle porte d’Europa, l’incertezza generale che frena i consumi.

Il battito d’ali di una farfalla può provocare un uragano dall’altra parte del mondo: è un pò quello che sta accadendo in questa fase, per i metalli preziosi. Perchè "non si era mai visto negli ultimi anni, l’esplosione negli Stati Uniti del prezzo dell’oro puro: 2500 dollari all’oncia", avverte Giordana Giordini, imprenditrice al timone della Consulta orafa e della sezione orafi di Confindustria. Farfalla, seppur dalle ali pesanti, e il suo effetto minaccia tempesta nel resto del mondo dove il metallo è arrivato a superare quota 72 euro al grammo. Un "freno" per chi vuole commissionare gioielli e monili in oro, un "freno" per le aziende sul versante ordini. "Il problema non è tanto l’aumento del costo della materia prima che noi trasformiamo, bensì la continua oscillazione che crea incertezza nei clienti e penalizza la produttività delle imprese". Si punta la fiches sulla grande fiera internazionale di Vicenza, ormai alle porte e cartina di Tornasole della seconda parte dell’anno, quella che per gli imprenditori orafi è la più ricca, con gli ordini per il Natale.

Sono oltre duecento le aziende del distretto aretino, il più grande d’Europa, pronti a mostrare le collezioni a "buyers che Ieg ha avuto cura di chiamare da ogni parte del mondo. È un appuntamento strategico, insieme alla fiera di Hong Kong che segue Vicenza", osserva Giordini.

La farfalla vola a fatica anche sul filo che tesse la trama di un abito dei maestri aretini della moda. Qui il freno è quasi tirato a mano e ci sono già i primi segnali di imprese che che non ce la fanno a reggere: portano i libri in tribunale o chiudono con il lucchetto le porte della fabbrica. "Sarà un autunno molto caldo anche sul fronte dell’occupazione", registra Elisa Calori, alla guida della Filctem Cgil di Arezzo e coi dossier aperti sulla crisi del settore moda, dal Valdarno, alla Valdichiana passando per Arezzo e Valtiberina. "Anche la nostra provincia come tutte le altre, chiede un’accelerazione da parte del governo nell’individuazione di strumenti straordinari, perché non vogliamo perdere le peculiarità artigianali e manifatturiere del nostro territorio, solo perchè Roma ritarda in misure necessarie per la tenuta occupazionale".

Il settore moda qui viaggia a due velocità: i grandi volano, come Prada insegna, "prosegue la campagna assunzioni e del ricorso alla cassa integrazione neanche l’ombra", mentre le piccole e medie imprese mordono il freno di una fase complessa. "Servono misure urgenti per le imprese artigiane che hanno meno ore di cassa integrazione rispetto all’industria e sono più esposte agli effetti della frenata dei mercati".