L’inchiesta e i tentacoli delle mafie in Valdarno

Il Tribunale di Firenze ha disposto il sequestro di beni per 5 milioni di euro a Francesco Lerose, imprenditore legato alla mafia calabrese. L'indagine riguarda lo smaltimento illegale di residui di fanghi di depurazione nel distretto conciario di Santa Croce sull'Arno. Ventiquattro persone sono state rinviati a giudizio per vari reati, tra cui associazione per delinquere e gestione abusiva di rifiuti. L'udienza si terrà il 12 aprile.

L’inchiesta e i tentacoli delle mafie in Valdarno
L’inchiesta e i tentacoli delle mafie in Valdarno

Risale al 18 gennaio 2022 l’ultimo ingente sequestro di beni per 5 milioni di euro in Valdarno e quella volta a finire nel mirino fu Francesco Lerose.

La misura di prevenzione disposta dal Tribunale fiorentino su richiesta della Procura fu applicata al patrimonio del titolare degli impianti di frantumazione inerti a Pontedera e Levane, al centro dell’indagine Keu, lo smaltimento illegale dei residui dei fanghi di depurazione del distretto conciario di Santa Croce sull’Arno.

Di origine calabrese, ma residente da anni nella vallata, secondo la Direzione distrettuale antimafia, sarebbe vicino al clan Grande Aracri di Cutro e ai Gallace di Guardavalle. La Lerose era stata sottoposta prima al sequestro penale disposto dalla Dda a poi a quello preventivo del Tribunale ed erano stati apposti sigilli a terreni, abitazioni, garage e immobili nelle province di Arezzo e Pisa e nel crotonese, conti correnti, società, auto e camion, intestati all’imprenditore e al suo nucleo familiare.

E le risorse ottenute attraverso la vendita di parte di quei beni sono servite per la messa in sicurezza anche del sito produttivo levanese dove gli inquirenti ritengono che siano stoccate venticinquemila tonnellate di terre contaminate da cromo, risulta della concia del pellame, boro, arsenico e cianuro legati agli scarti delle lavorazioni orafe. Iniziata nel 2021, l’inchiesta si è chiusa di recente con la richiesta di rinvio a giudizio per ventiquattro persone, tra cui esponenti del mondo imprenditoriale, amministratori pubblici, e sei società per reati che vanno dall’associazione per delinquere, alla gestione abusiva di rifiuti, dall’abuso d’ufficio, alla corruzione elettorale e per atti contrari ai doveri d’ufficio e falso.

La fase processuale, con l’udienza davanti al Gup del Tribunale di Firenze, si aprirà il 12 aprile prossimo. "Una delle indagini più importanti degli ultimi anni", così l’ha definita Libera Valdarno da sempre impegnata nell’opera di sensibilizzazione dei rischi che anche il comprensorio valdarnese corre in tema di infiltrazioni delle mafie.