
Il gruppo campanari
Anche le campane di Sansepolcro suonate a mano sono state riconosciute dall’Unesco nel Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. In Paraguay, il Comitato Intergovernativo della convenzione per la salvaguardia di questo patrimonio ne ha ufficialmente proclamato l’estensione all’Italia. Per l’antica arte campanaria del suono manuale è un risultato storico, che imprime un segno tangibile all’elemento "Campana Bene Comune".
Questo riconoscimento rappresenta l’universalità e il valore condiviso di una tradizione che accompagna l’Italia da secoli, unendo generazioni e culture. Inoltre, valorizza la comunità dei suonatori di campane che con impegno, passione e tenacia danno vita a un paesaggio sonoro che riesce sempre a toccare anima e cuore di ogni persona. Sono le parole testuali del comunicato stampa firmato da Eles Belfontali, presidente della Federazione Nazionale Suonatori di Campane, alla quale appartengono anche i campanari biturgensi. Anzi, proprio a Sansepolcro questa federazione è stata a suo tempo costituita.
"Una bella soddisfazione anche per noi – dice Bruno Tredici, presidente del Gruppo Campanari Borgo Sansepolcro – tanto più che in Toscana altre realtà similari alla nostra esistono soltanto in provincia di Lucca". Proprio quest’anno, il sodalizio ha festeggiato il trentennale di attività, anche se in città la tradizione esiste da sempre.
"A parte la chiesa di San Francesco, in tutte le altre esistono le campane azionate con la corda – sottolinea Tredici – e quando esse suonano vuol dire che ci siamo noi". Da quante persone è composto il gruppo? "I soci sono intorno a 70, ma i suonatori effettivi sono una quindicina, compresi anche giovanissimi (meno di 10 anni di età) che si cimentano con le campane più piccole; non tutti sono figli di suonatori, il che è significativo per noi e per il futuro".
Qual è la vostra specialità? "Il cosiddetto "doppio", che eseguiamo sul campanile della cattedrale: il campanone viene girato a "bicchiere", quindi alzato di 180 gradi e lasciato cadere quando le due campane accanto sono in concerto. Siamo conosciuti per questo. Su richiesta, quando nasce un bambino suoniamo a distesa la Raniera a San Francesco, così chiamata in omaggio al Beato Ranieri, protettore delle donne partorienti; due volte se è femmina, tre se è maschio".