La conferenza stampa a Prato
La conferenza stampa a Prato

Arezzo, 11 luglio 2018 - «E’ una cosa nota che ci sia questo giro... chiaramente è illegale». Il medico Simone Olivieri parla con Luigi, Jie Li, l’intermediario cinese che porta in ospedale le pazienti da visitare. Nell’intercettazione ambientale del 12 marzo scorso nella sala del fast track, il ginecologo fa capire chiaramente al suo interlocutore che è necessario stare attenti perché alcune pazienti gli hanno detto di essere state fermate fuori dall’ospedale da carabinieri in borghese.

Luigi replica: «Sì... ho saputo un po’ perché mi hanno fermato due volte anche a me, però non mi hanno chiesto niente». Durante la conversazione, Olivieri spiega all’intermediario cinese che quella sera sarebbe stata l’ultima volta che visitava le cinesi con quel sistema perché aveva paura di essere scoperto, proprio ora che aveva deciso di licenziarsi per dedicarsi alla professione libera.

Il dottore prosegue: «Ho saputo che ci sono un po’ di problemi con le pazienti portate qui... non so se c’è l’indagine». L’intermediario annuisce e chiede se sa con certezza dell’indagine e se anche lui è coinvolto. Poi aggiunge: «Anche Ciro ne ha fatte troppe...», riferito all’altro ginecologo indagato, Ciro Comparetto. Olivieri è consapevole di quello che sta facendo tanto da rispondere a Luigi che sì «sono troppe e il fatto è che non se ne potrebbe fare neanche una...».

E prosegue: «Qui tutti sanno che Ciro vedeva tante donne. Ora si sa che è la Busi (la ginecologa bibbienese, una dei quattro medici arrestati) a vederne tante. Però diciamo che un pochino tutti... Il Martorelli (altro indagato), un po’ tutti».

Una conversazione dalla quale – come scrive il gip Francesca Scarlatti nelle circa 90 pagine dell’ordinanza che dispone le misure cautelari – emerge con chiarezza il «patto di segretezza fra medici e interpreti/intermediari». La notizia che alcune pazienti siano state fermate dai carabinieri fu subito riferita ai medici. Che fossero entrati nell’occhio del ciclone, gli indagati lo erano venuti a sapere tanto che negli ultimi tempi si erano allarmati spostando l’attività parallela al centro Giovannini.

In un’altra conversazione telefonica fra Ciro Comparetto e Susanna. A un certo punto, Comparetto nell’indicare orario e luogo delle visite all’intermediaria, precisa che sarebbe più prudente effettuare le visite al Giovannini dove il ginecologo svolge visite intramoenia a pagamento. Lì avrebbero dato meno nell’occhio. Susanna si rende disponibile essendo consapevole della necessità di «operare con cautela», scrive il gip.

Circostanza che emerge da una telefonata fra Comparetto e Susanna già il 29 gennaio. «Ciao dottore, domani sei a lavorare?», chiede la donna. Il medico risponde di essere di turno di notte. «Ma si può solo una persona? Ho visto che lì tutto lo fanno...», aggiunge l’intermediaria.

Il 14 febbraio dopo che il ginecologo ha visitato una cinese al Giovannini ribadisce a un’altra intermediaria di non poter più effettuare le visite in ospedale. La cinese sembra conoscere bene le dinamiche del reparto e replica: «Sì, lo so. Spinelli non vuole...», ossia il primario. In un’altra telefonata fra la Busi e il marito, la donna si preoccupa di trovare un altro modo per intascare i soldi lamentandosi che il passaggio del denaro all’ospedale è diventato rischioso. La Busi dice che ne parlerà con il mediatore Luigi.

Significativa è anche la conversazione fra la mediatrice Giulia e la cinese che racconta di essersi sentita male dopo aver assunto la pillola abortiva, episodio da cui è partita l’inchiesta. Giulia fa pressioni sulla donna perché non racconti agli inquirenti come si è procurata il farmaco ma quando scopre che la ragazza ha parlato, la sgrida: «Non dovevi, il dottore mi ammazza».

Intanto ieri gli indagati colpiti da misura sono comparsi di fronte al gip Francesca Scarlatti per gli interrogatori di garanzia ad appena 24 ore dall’arresto. Elena Busi, difesa da Giuseppe Nicolosi, e Ciro Comparetto, difeso da Alessandro Traversi e Paola Pasquinuzzi, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.