Viareggio, 21 aprile 2017 - «Vorrei che dicessero la verità. Che ora raccontassero cosa è successo a mia madre, e a mia nonna. Cosa resta di loro, dove sono i loro resti...». David Paolini vorrebbe conoscere un punto esatto dove poter pregare per Velia e Maddalena. Un luogo dove inginocchiarsi, e lasciarle andare per sempre. Chiede questo allo «zio Massimo»; Massimo Remorini. Condannato a 38 anni per aver lasciato morire di stenti Velia Carmazzi, sua mamma. E subito dopo la nonna, Maddalena Semeraro. Dopo averle raggirate, convincendole a svendere le due case di proprietà con la promessa di una nuova vita, migliore. «Se ne sono andate» ripeteva lo zio Massimo agli inquirenti che indagavano sulla misteriosa scomparsa della due donne. Poi l’ha ripetuto ai giudici. Che però non gli hanno creduto. Ora, che la condanna è definitiva, David chiede anche a Maria Casentini, ‘la badante’ condannata a 16 anni di reclusione, di «raccontare tutto».

Di raccontare l’orrore che si è consumato in quel campo, una discarica ai margini di Torre del Lago, in cui Velia e Maddalena sono rimaste recluse in due baracche, a consumarsi lentamente. «Ora che per la giustizia questa triste storia è chiusa – dice l’avvocato di Paolini, Alberto Consani –, David e sua sorella – assistita dall’avvocato Giorgio Nicoletti – chiedono solo un gesto di umanità. Per ritrovare un po’ di pace». Chiedono a Massimo Remorini di completare il racconto del suo ‘accusatore’: Cecchino. Francesco Tureddi, che dopo mesi di silenzi decise di raccontare la terribile verità: «Ho visto Remorini bruciare la povera Maddalena». «Tre gradi di giudizio – aggiunge il suo legale, Aldo Lasagna – hanno creduto alla versione di Tureddi. Riteniamo che la verità processuale sia lo specchio di quella storica».

ERA POCO più che un ragazzo David quando, nell’estate del 2010, si rivolse ai carabinieri della sottostazione di Torre del Lago per denunciare la scomparsa di Velia e Maddalena. Oggi è un uomo, cresciuto con l’ombra di questa storia agghiacciante. E’ anche padre, da pochi mesi. Ha atteso la decisione della Corte Suprema di Cassazione insieme alla sua giovane sposa, e al piccolino. «E’ cresciuto molto da allora – racconta ancora l’avvocato Consani – è maturato anche grazie all’amore della sua fidanzata, che poi è diventata moglie. Insieme a lei è riuscito ad andare avanti, ha inseguito la sua felicità». Che adesso è un batuffolo, con gli occhi azzurri e la gote paffute rosate. Velia sarebbe nonna, e Maddalena bisnonna. Se solo fossero ancora qui.