Orvieto (Terni), 1 gennaio 2018 - Che al chitarrista Marc Ribot piaccia sperimentare è noto tra gli appassionati di jazz. Meno prevedibile era l'idea di fare un omaggio a un periodo importante della musica americana, quella della disco music marchiata Philadelphia, fondendola con la prassi di Ornette Coleman. Curiosa anche una delle collocazioni orarie del concerto: le 1 di notte del primo gennaio, momento meno consueto per un'esecuzione jazz e più adatto ad atmosfere "dance". Il ritmo e il volume non mancavano nell'appuntamento con Marc Ribot & The Young Philadelphians, una band che univa funky elettrico, trio d'archi e due chitarre, una ritmica e la solista del leader. Il risultato ha lasciato forse qualche dubbio, proprio per l'impasto dei generi che seppure reso bene da musicisti di livello, non ha evidenziato le tante sfumature interessanti nell'esecuzione.

Tra queste ricordiamo le note del basso di Jamaladeen Tacuna, un vero funambolo del jazz-funk che sa unire linguaggio solista e momenti ritmici con maestria regalando assoli di classe. O le prove dei due violinisti Max Haft e Dabine Akiko Arendt, rigorosi nelle parti orchestrali e geniali nell'improvvisazione. Per non dimenticare Ribot che spesso ama imitare il suono di Nile Rodgers restando se stesso con momenti free inseriti in atmosfera rock. Il  repertorio era curioso specialmente per coloro che avevano visuto da ascolatori il periodo d'oro del Philadelphia Sound negli anni Settanta: brani come Tsop e Fly Robin Fly erano infatti abitualmente diffusi nelle discoteche e difficilmente si pensava che potessero approdare in un contesto jazz. E' comunque un progetto a cui si può guardare favorevolmente a patto che ci sia un maggiore equilibrio tra le sonorità.

Times Square di Ornette Coleman ha poi chiuso la serata con l'augurio di un 2018 pieno di musica.