Firenze, 7 febbraio 2017 - Una platea di oltre 800 studenti di tutta Italia riuniti a Firenze, al teatro Odeon, per l'incontro promosso dall'Osservatorio permanente giovani-editori con il governatore della Banca di Francia, François Villeroy De Galhau. Al centro della discussione, guidata dal vicedirettore del Corriere della Sera, Federico Fubini, i pregi e i difetti della moneta unica in un momento in cui l'euro è nel mirino di molti scettici.

L'incontro rientra nel progetto Young factor promosso dall'Osservatorio presieduto da Andrea Ceccherini, che ha ricordato l'importanza della cultura economica e finanziaria e sottolineato il grande numero di studenti coinvolti nel progetto Young factor (dai 330mila studenti del 2014-15 agli oltre 500mila di oggi). "L'ignoranza costa. E l'ignoranza economico - finanziaria costa cara. Noi dell'Osservatorio - ha detto Ceccherini - crediamo che laddove c’è più ignoranza si debba rispondere con più educazione‎. "Young Factor" è nato per questo, per promuovere una grande opera di alfabetizzazione economico finanziaria nelle scuole secondarie superiori del Paese. E il fatto che già oggi mezzo milione di studenti ci segua è un segno che da fiducia e coraggio. Un segno che dimostra che c’è una generazione che non si è rassegnata all'idea di lasciare il Paese indietro, ma che fa la sua parte, per spingerlo avanti.”

Villeroy De Galhau, parlando in italiano, ha spiegato quelli che secondo lui sono i quattro vantaggi dell'euro, che ha qualificato come strumento di pace e stabilità. Prima di tutto la stabilità dei prezzi, "che è la condizione per preservare il potere d'acquisto. L'euro ha permesso di tenere sotto controllo l'inflazione, che prima della monte unica poteva raggiungere livelli elevati in Europa. Nei quattordici anni prima dell'euro la media dell'inflazione in Italia era del 5,1%, dopo il 2,2%. Ricordiamo che l'inflazione è causa dell'erosione del risparmio e dunque della fiducia".

Poi la stabilità dei finanziamenti: "Il controllo dell'inflazione - proseguito il governatore della Banca di Francia - porta tassi di interesse più bassi e riduzione dello spread, parola che in Italia è molto conosciuta, in Francia un po' meno, ma forse lo sarà... Fra il 1986 e il 1992 lo spread era in media del 5,1%, nel 2016 dell'1,4% in Italia; mentre in Francia era dell'1,9% e nel 2016 è stato dello 0,3%. L'ancoraggio all'euro resta la nostra migliore protezione: per le famiglie che comprano case, per le imprese che investono, ma anche per gli Stati e dunque per i contribuenti. Alcuni critici dell'euro, in Italia e in Francia, vorrebbero uscire dalla moneta unica per aumentare il deficit, fuori dalle regole europee: è un'utopia, il finanziamento del debito costerebbe molto di più".

Il terzo vantaggio secondo Villeroy De Galhau: "La stabilità dei cambi. L'euro ha semplificato la vita: niente più costi di cambio, per molte imprese ampliamento naturale del mercato a tutta l'area euro, crescita dei commerci tra Paesi membri fra il 5% e il 15%. Ricordiamoci del 1992, quando la svalutazione della lira le fece perdere il 21% del suo valore".

Infine, il "riconoscimento dell'euro sul piano internazionale, che con la sua stabilità ha permesso di pesare politicamente e non solo in termini monetari. Quando Mario Draghi parla, tutto il mondo ascolta con attenzione".

Il governatore ha anche riportato tre dubbi sulla moneta unica "che vanno presi sul serio, ma che per me sono infondati: primo, l'euro sarebbe contro la crescita e l'occupazione. Eppure nel 2016 siamo cresciuti dell'1,7%, gli Stati Uniti dell'1,6%. Alcuni Paesi hanno fatto crescite importanti, come Irlanda e Spagna. Dunque non è l'euro da mettere in discussione ma le singole politiche nazionali". Secondo: "L'euro sarebbe un'assicurazione all-risks per gli Stati - ha proseguito Villeroy - ma è un errore di prospettiva quello di vedere l'euro come un bene o un male assoluto. L'euro è una moneta e da sola una moneta non determina la crescita di un'economia. Spagna e Germania hanno saputo introdurre delle riforme, Italia e Francia hanno sbagliato pensando di poter allentare lo sforzo competitivo". Infine, l'euro "che sarebbe nelle mani dei tecnocrati di Francoforte. Ma - dice il governatore - la Bce appartiene a tutti: non è in mano agli italiani, come credono i tedeschi; e non è in mano ai tedeschi, come credono gli italiani. Con la Bce funziona un vero sistema federale e quindi Francia e Italia hanno un peso decisionale maggiore. Prima le politiche momnetarie si allineavano sostanzialmente a quella tedesca".

Prima di concludere con un sondaggio "informale" proposto da Fubini fra il pubblico - a larga maggioranza a favore dell'euro - Villeroy ha risposto alle domande degli studenti toccando temi importanti e di attualità. Come la Brexit, "della quale mi dispiaccio ma che va accettata e che non deve portarci a dire 'meno Europa"; sull'idea della Merkel di un'Europa a due velocità, "è stata un'osservazione generale, non sono sicuro si riferisse a un progetto preciso. L'importante è tenere il cerchio aperto".

Più sfuggente sulla affermazioni euroscettiche di Marine Le Pen dei giorni scorsi: "E' un tema politico - ha detto Villeroy - e io come banchiere centrale devo mantenere la mia indipendenza. Dico solo che l'euro è stato scelto in modo democratico e, al di là delle convinzioni personali, il mio dovere è di proteggerlo". E se è troppo presto per valutare l'effetto che avranno Brexit e le politiche degli Stati Uniti di Donald Trump, non bisogna dimenticare la regola generale: "L'incertezza è nemica della crescita". "Noi europei - ha proseguito - non crediamo nel protezionismo: non è la risposta alla disuguaglianza, non ci crediamo, perché il protezionismo rischia di far sì che i poveri diventino ancora più poveri, negli Usa, in Messico, e altrove»

Altri temi caldi: le disuguaglianze economiche mondiali ("L'apertura dei nostri mercati ai prodotti dei Paesi più poveri è una strada che ha funzionato, anche se da sola non basta") e infine due questioni tecniche: su una bad bank europea per l'acquisto dei crediti deteriorati, Villeroy ha detto che "ci sono misure nazionali da prendere, come ha fatto l'Italia con Mps, poi vedremo se servirà una bad bank. In Italia il problema è gestibile, ma deve essere gestito, e in fretta"; e infine l'idea di un ministro europeo delle finanze, "che prima di me ha già sostenuto Trichet, che deve essere una decisione politica dopo la stagione delle elezioni che ci aspetta. ma avere una strategia collettiva sarebbe un bene".