Firenze, 10 dicembre 2017 - La riforma del 2016 ha imposto alle 300 banche di credito cooperativo (4270 sportelli, un milione e 264mila soci, quasi 200 miliardi di raccolta) di fondersi in un unico blocco. Ma alla romana Iccrea, si è aggiunta Ccb (Cassa centrale banca), così i 26405 soci di ChiantiBanca (47 filiali, 457 dipendenti) sono chiamati a scegliere tra queste due. Oggi i soci di ChiantiBanca votano al Mandela Forum di Firenze.

Presidente Iacopozzi, oggi i soci di ChiantiBanca votano di nuovo, al Mandela Forum di Firenze (ore 9,30), se aderire a Iccrea oppure a Ccb. A dicembre 2016 l’assemblea votò per andare con i trentini di Ccb, giusto?

"E’ un’affermazione non corretta. Uno dei punti all’ordine del giorno dell’assemblea del 17 dicembre 2016 era l’approvazione del progetto di wayout, ovvero la trasformazione di ChiantiBanca da credito cooperativo a società per azioni. Nel corso dell’assemblea fu proposto dall’allora Cda, a sorpresa per molti, di rinunciare alla wayout, e chiesto alla compagine sociale un mandato alla negoziazione con Cassa Centrale Banca per valutare l’eventuale adesione alla holding trentina. Nessuna scelta definitiva, quindi, bensì un «semplice» mandato per aprire una trattativa, senza alcun tipo di vincolo".

Lei sostiene che l’adesione a Ccb è stata caratterizzata da anomalie relative alla modalità di voto.

"E qui si passa all’assemblea del 14 maggio 2017 in cui è stata deliberata la pre-adesione a Cassa Centrale. Ripeto, perché il passaggio è fondamentale: pre-adesione, e non adesione definitiva, in quanto per quest’ultimo passaggio servirà un’assemblea straordinaria, che tutte le bcc d’Italia affronteranno nel 2018".

Parlavamo dell’assemblea di maggio.

"La votazione avvenne in modo palesemente non regolare, tanto che alcuni soci hanno poi impugnato la delibera, chiedendone l’annullamento, contestando modalità di svolgimento delle operazioni di voto e conteggio. In pratica, la votazione della pre-adesione alla holding fu effettuata contestualmente alla votazione per l’elezione delle cariche sociali: in sala era presente un esiguo numero di soci mentre fu preso per buono il numero dei partecipanti all’assemblea conteggiando unicamente solo contrari e astenuti, senza la riprova dei voti a favore. Da qui la decisione del Cda di tornare a esprimersi sulla holding, nella piena trasparenza".

Nel frattempo i vertici di ChiantiBanca hanno cambiato idea e preferiscono Iccrea a Ccb, perché?

"Innanzitutto perché restiamo coerenti con quanto affermato nella lunga corsa alle elezioni del Cda: Iccrea, per noi, è da sempre la soluzione migliore. E’ il gruppo che offre le migliori certezze sia di solidità che di sviluppo commerciale, nel rispetto dei valori della cooperazione e dell’economia del territorio. Iccrea ci garantisce la difesa della nostra rete sportelli e la piena tutela dei posti di lavoro: professionalità ed esperienza del personale di ChiantiBanca verranno ulteriormente valorizzate".

Per i soci ChiantiBanca che sono a favore di Ccb non è vero che Iccrea sia più solida della holding trentina, ma il contrario.

"La solidità di un gruppo non si misura solo coi numeri del Cet1, sebbene quello di Iccrea (15,2%) sia di tutto rispetto. Se vogliamo parlare in termini tecnici, Iccrea - a partire dal 2014 quando è entrata a far parte delle 12 banche italiane e circa 120 europee vigilate dalla Bce - ha superato tutti i test prudenziali posizionandosi tra i primi quattro gruppi su base nazionale. Se vogliamo parlare in termini pratici, Iccrea ci permetterà di proseguire al meglio l’azione di sostegno a famiglie e imprese grazie al rafforzamento patrimoniale che si è impegnata a realizzare su ChiantiBanca".

E’ vero che dietro la bocciatura di Bini Smaghi e della marcia indietro di ChiantiBanca rispetto all’adesione con Ccb c’è anche la pressione della Federazione toscana delle Bcc guidata da Matteo Spanò, amico di Matteo Renzi?

"Una sciocchezza. Le solite malignità messe in giro ad arte a cui abbiamo fatto il callo e a cui non diamo più peso. Aggiungo solo: fosse stato davvero così, non avremmo impiegato tanto tempo per prendere la decisione di sterzare verso Iccrea".

Secondo lei la politica ha avuto e ha un ruolo in questa vicenda?

"Vi rimando alla risposta precedente: una sciocchezza".

 A marzo scorso l’ispezione in ChiantiBanca degli ispettori di Banca d’Italia scoprì un buco di circa 120 milioni di euro, giusto?

«La parola «buco» è inappropriata. E’ corretto parlare di «riclassificazione del portafoglio crediti», che ha sì portato a una perdita pesante nel bilancio 2016 (90 milioni, ndr) ma ha anche permesso di avere ora conti più solidi e trasparenti. Il bilancio semestrale 2017, chiuso con un utile di oltre due milioni, lo dimostra».

Ccb ha annunciato azioni legali dopo la retromarcia di ChiantiBanca, lei teme ripercussioni finanziarie per questo?

«Alcuna. Siamo convinti della nostra posizione e dell’efficacia legale delle nostre decisioni. ChiantiBanca non è soggetta ad alcun obbligo di aderire a Cassa Centrale e i rischi di risarcimenti, a fronte di eventuali azioni promosse nei nostri confronti, sono del tutto trascurabili».

L’adesione a Iccrea è data per favorita all’assemblea…

«Non conta essere favoriti, conta vincere».

L'ALTRO FRONTE: "CI CONVIENE ANDARE CON I TRENTINI DI CCB. ALTRIMENTI FILIALI CHIUSE E MILIONI DA RISARCIRE" (clicca qui per andare all'articolo)