Firenze, 27 agosto 2017 - Nella notte di sabato 7 settembre 1985, agli Scopeti, una Fiat 500 che sopraggiungeva nella direzione opposta, urtò la sua Volvo e si dileguò. Nessuno, fino ad oggi, ha mai preso in considerazione quella testimonianza che il cantante Riccardo Azzurri offrì agli investigatori, forse perché si collocava in una sera diversa rispetto a quella in cui è stato collocato ufficialmente il delitto, cioè domenica otto. Oggi, però, alla luce dei due nuovi iscritti sul registro degli indagati e in virtù di una possibile diversa rilettura della scia di duplici omicidi che hanno insanguinato Firenze, tra il 1968 e quel settembre del 1985, le parole dell’artista fiorentino potrebbero assumere un rilievo diverso.

«Sarebbe bastato prendere il colore della vernice rimasta sulla mia carrozzeria», dice il cantante che a distanza di 32 anni ricorda ancora perfettamente quell’episodio. «Era tra mezzanotte e mezzo e un quarto all’una – racconta per l’ennesima volta –. Stavo tornando da un concerto a Roccastrada, mi ero esibito per primo e decisi di rientrare a Firenze perché altrimenti, se avessi aspettato la fine dell’evento e cenato con gli altri, sarei tornato troppo tardi. Però a quell’epoca non c’erano i navigatori ed io, che avevo una Volvo 244 Gle modello America, sbagliai strada». Per arrivare a Firenze, seguendo le indicazioni, si ritrovò così agli Scopeti. All’improvviso sbucò quella macchina, che invadeva l’altra corsia.

«La urtai, o meglio, fui urtato e mi gettai sul lato opposto, su un muro». Si fermò, Azzurri, scese a controllare, convinto che nello scontro l’altro conducente potesse essersi fatto male, ma la macchina si era dileguata. «Non c’era anima viva, solo un silenzio spettrale. Chi c’era a bordo? Se dicessi che ho visto chi c’era sarei un bugiardo. Ma era una 500». Il lunedì mattina, la Volvo venne presa in carico dal carrozziere ed in quel frangente il cantante apprese anche del delitto in cui persero la vita i due francesi, Nadine Mauriot e Jean Michel Kraveichvili: il Mostro aveva ucciso agli Scopeti, a pochi metri di distanza da cui aveva avuto l’incidente con il «pirata». Non sapremo mai, a questo punto, chi ci fosse alla guida di quella 500. Però, come hanno ricostruito le indagini, in quell’anno aveva quel modello di auto Pietro Pacciani e, dalle indagini «in proprio» effettuato dal legale dei francesi, l’avvocato Vieri Adriani, risulta pure che l’ex legionario, Giampiero Vigilanti, nel settembre del 1985 avesse in famiglia una 500.

Oggi, la testimonianza di Azzurri è stata di nuovo trasmessa in Procura. E resta il giallo della data.