Terni, 8 marzo 2018 - Avvenivano anche all'interno di alcune chiese di Terni, per non dare nell'occhio, gli incontri organizzativi (senza passaggi di droga) tra i presunti componenti di una banda di spacciatori italiani e stranieri, sgominata dalla squadra mobile della questura di Terni.

L'operazione "Montana", che ha visto l'impiego di oltre 150 agenti, ha portato all'esecuzione di 14 ordinanze di custodia cautelare, sette in carcere e altrettante agli arresti domiciliari, con nove perquisizioni fra Terni e Roma. Secondo gli investigatori è stata completamente disarticolata una rete criminale multietnica, formata da italiani, albanesi, tunisini e peruviani, che aveva messo in piedi un giro di affari tra i 100mila e i 150mila euro mensili.

Ciò avveniva attraverso lo spaccio di cocaina, eroina, hascisc, marijuana e droghe sintetiche sul mercato ternano, in particolare nel centro cittadino e nei luoghi di aggregazione giovanile. L'indagine - in base a quanto reso noto in una conferenza stampa alla presenza del questore Antonino Messineo e del procuratore capo Alberto Liguori - è stata avviata dopo l'arresto per droga, nel giugno scorso, di un albanese, sorpreso di ritorno da Roma in auto con oltre un chilo di cocaina risultata purissima. Attraverso centinaia di ore di attività tecniche e servizi di osservazione, è stato poi possibile, nel tempo, portare alla luce l'intero giro.

Tra i vertici della presunta banda ci sarebbero un tarantino di 66 anni, residente in città, già inquisito in passato per rapine, estorsioni e spaccio, e suo figlio. Tra gli altri componenti della rete, tutti tra i 25 e i 35 anni, anche tre giovani ternani, un napoletano, tre tunisini, due albanesi e un peruviano, oltre a due persone residenti a Roma.

Il gruppo - è emerso dall'indagine - aveva individuato la propria centrale operativa dello spaccio in un bar di via XX Settembre, nella prima periferia della città, dove le figure di spicco della banda, sedute ai tavolini, prendevano accordi con fornitori, pusher e consumatori (variegati per fasce di età e reddito) anche attraverso 'pizzini', spesso utilizzati per indicare i luoghi delle consegne. I biglietti venivano bruciati subito dopo per non lasciare traccia. In altre occasioni, per non destare sospetti, gli incontri venivano organizzati all'interno delle chiese.

Oltre alle 14 misure restrittive di oggi, nel corso dell'operazione erano state arrestate cinque persone e denunciate 15, con il sequestro di 2,5 chili di cocaina, 100 grammi di ecstasy, 500 di marijuana e 100 di hascisc, oltre a 38 proiettili calibro 38 special.