Terni, 17 ottobre 2014 - “Che sia uno sciopero di tutta Terni, di tutta l’Umbria e dell’intero paese. Che sia uno sciopero in difesa del lavoro, ma anche capace di avanzare con chiarezza una proposta alternativa alla logica dello smantellamento imposta da ThyssenKrupp per un presidio produttivo fondamentale per il nostro territorio e per il paese”. E' quanto si aspettano sindacati, lavoratori, famiglie e istituzioni dallo sciopero generale di 8 ore che segnerà la giornata odierna di tutta la provincia di Terni.  

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Oggi a Terni si sfida la superstizione e si va in strada per dire che le acciaierie con 130 anni di storia sulle spalle (anniversario che cade proprio quest'anno) non si toccano, né si piegano alle decisioni del padrone tedesco, la multinazionale ThyssenKrupp che di Ast, Acciai Speciali Terni, detiene il 100% di azioni. Le acciaierie anzitutto sono di proprietà morale e identitaria di ciascun ternano e, di più, di ciascun umbro. Per questo oggi viale Brin, sede delllo stabilimento siderurgico, pullula dei gonfaloni di moltissimi dei 92 Comuni umbri e di striscioni di aziende, piccole e grandi, che rappresentano territori e settori di produzione importanti per questa piccola regione nel cuore dell'Italia.

Il 9 ottobre scorso è saltata la trattativa che si era aperta il 4 settembre sui tavoli del ministero per lo Sviluppo Economico. L'Ast ha quindi proceduto unilateralmente nell'attuazione di un piano industriale che ammazza il lavoro operaio a Terni proponendo 537 esuberi tra i dipendenti diretti di Ast e mette sul lastrico altrettanti lavoratori delle ditte esterne alle quali l'azienda ha comunicato di tagliare del 20% la parte economica dei contratti di appalto. Il Governo - secondo i sindacati - invece di giocare un ruolo di parte (la parte dei lavoratori, ndr) ha preferito vestire la casacca dell'arbitro, prendendo a riferimento proprio quel piano industriale di Ast presentato lo scorso 17 luglio che invece andava stracciato del tutto. Palazzo Chigi aveva proposto una soluzione con una riduzione degli esuberi da 537 a 290 e con misure di aiuto per i fuoriusciti. Ma la proposta è stata giudicata irricevibile sia dalle parti sindacali, sia dall'Ast. E così il banco è saltato e l'amministratore delegato di Ast, Lucia Morselli ha preceduto spedita con il programma iniziale. 

Ma i lavoratori, i sindacati, le istituzioni, i cittadini non ci stanno. E oggi faranno sentire ancora una volta e ancora di più la propria voce. Il primo destinatario di questo messaggio di piazza è il premier Matteo Renzi, che mai, fino a oggi, si è fatto vedere in città nonostante le delicatissima situazione caratterizzata da una tensione ormai fuori controllo.

“Da Terni parte un messaggio chiaro indirizzato prima di tutto al Governo – affermano Cgil, Cisl e Uil e le loro emanazioni di categoria – che deve riaprire la trattativa a palazzo Chigi, su basi completamente diverse da quelle che si erano determinate al Mise. Va avviata immediatamente una procedura d’urgenza per evitare i licenziamenti, attraverso il ricorso ai contratti di solidarietà, non solo in Ast, ma in tutto il sito produttivo, ditte terze comprese. Inoltre è necessario avere chiaro l’obiettivo strategico finale: mantenimento dell’unitarietà del sito, proiezione internazionale, ruolo di primo piano nella competizione con i grandi produttori di acciaio mondiali. Solo a questi condizioni – dicono i sindacati ternani – il futuro di Ast, di Terni e dell’intera siderurgia italiana non risulterà compromesso, come invece sarà inevitabilmente se prevarrà la logica predatoria di ThyssenKrupp che l’esecutivo non ha finora contrastato”. 

Alle 12 sono previsti gli interventi conclusivi in piazza Europa di Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, Giuseppe Farina, segretario generale della Fim Cisl, e Susanna Camusso, segretario generale della Cgil.