Alessandro Penati, presidente fondo Quaestio
Alessandro Penati, presidente fondo Quaestio

Prato, 1 maggio 2016 - La Popolare di Vicenza schiva il ‘bail-in’, ossia il salvataggio interno che di solito tocca anche il denaro sui depositi. Allo scadere dell’offerta per l’aumento di capitale da 1,5 miliardi, per la prima volta dalla sua nascita si apre il paracadute del fondo Atlante che adesso dovrà versare nelle casse della banca circa 1,35 miliardi (dei 4,25 miliardi raccolti) in cambio di poco più del 90% della banca. «Con la presenza del fondo Atlante tutta la struttura del debito della Popolare di Vicenza è a zero rischio», dice il presidente del fondo Quaestio, Alessandro Penati. Per la BpVi, che sei anni fa incorporò la Cariprato mettendo di fatto fine a 180 anni di storia cittadina, arriva un primo sospiro di sollievo. Ma il futuro è ancora tutto da costruire.

«Il fondo - ha aggiunto Penati - ha le risorse finanziarie per sostenere l’operazione». Adesso la parola passa a Borsa italiana che domani dovrà decidere se la Vicenza può approdare o meno sul listino milanese visto il flottante sottilissimo, intorno all’8-9%, in deroga al minimo previsto dal regolamento del 25%. La banca potrebbe fare leva sul fatto che Atlante sia un organismo d’investimento collettivo del risparmio e quindi la propria partecipazione andrebbe considerata come azionariato diffuso. Nonostante ciò, se l’Ipo non dovesse andare in porto Penati non drammatizza. Le alternative possibili, ha detto, sono tante. «Si può vendere la banca, fonderla, spezzettarla o una volta ristrutturata, quotarla ad un prezzo più alto».

Detto questo, Quaestio Sgr punta a «18 mesi per il turnaround» della vicentina. «Se poi si riesce anche ad uscire in 18 mesi sono Warren Buffet. Ci tento». Di solito «per la ristrutturazione di una banca ci vogliono tre anni ma conto di riuscirci anche in 18 mesi». Tornando ai risultati dell’operazione, dei circa 120 mila azionisti oltre 5 mila hanno sottoscritto l’operazione a 0,10 euro per azione, per un controvalore di poco sotto ai 40 milioni, ovvero al 2,5% del capitale. Gli investitori istituzionali, invece, hanno coperto tra l’8 e il 9% dell’offerta. Grosso ordine di azioni della Banca Popolare di Vicenza da parte di Mediobanca. L’istituto di Piazzetta Cuccia ha chiesto di sottoscrivere una quota di circa il 5%. Oltre Mediobanca ci sarebbero altri otto investitori istituzionali che hanno sottoscritto l’aumento. È quanto riferiscono fonti vicine all’operazione. Si tratta di fondi italiani ed esteri che insieme detengono più dell’1%. Considerati gli investitori istituzionali già presenti nell’azionariato il numero complessivo sale a 24.