Editoriale

Firenze e il voto utile nella guerra tra Iv e Pd

Pecore elettriche

Pecore elettriche

Firenze, 26 maggio 2024 - A Firenze il Pd, o quantomeno la parte che lo guida, ha deciso di fare a meno di Matteo Renzi e Italia Viva. Non solo alle elezioni, ma anche al governo della città. Se peraltro non ci fosse la resistenza di Eugenio Giani, che fin qui si è opposto alle richieste di dimissioni della vicepresidente e candidata a sindaco Stefania Saccardi, ne farebbe a meno anche in Regione.

Non tutti la pensano così, ma da qualche giorno la campagna elettorale del partito di Elly Schlein è cambiata: si moltiplicano gli appelli al voto utile nonché gli attacchi a Saccardi e Renzi, accusati di voler aiutare Eike Schmidt a vincere. Vediamo se i toni burbanzosi resisteranno anche dopo il primo turno, al ballottaggio fin qui considerato inevitabile. Un trattamento diverso pare essere riservato a Cecilia Del Re, il cui 5-6 per cento viene considerato recuperabile al secondo turno. Non senza un accordo, va da sé; l’apparentamento avrebbe un costo per il Pd - Firenze Democratica parteciperebbe infatti al premio di maggioranza - che chi ha chiuso le porte in faccia a Del Re avrebbe potuto evitare, concedendo le primarie mancate.

Il 24 per cento attribuito dal sondaggio di Nando Pagnoncelli al Pd colpisce, ma in realtà non stupisce. Colpisce perché il Pd in città ha sempre ottenuto percentuali superiori al nazionale: alle precedenti elezioni amministrative raggiunse il 35,3 nel 2009, il 47,22 nel 2014 e il 41,2 nel 2019. Ma non stupisce perché alcune scelte, come quella di negare le primarie, non sono state ben comprese da chi vota (o votava) per il Pd. Resta da capire come l’elettorato di Italia Viva prenderà gli attacchi del Pd. I dirigenti fiorentini sono convinti che alla fine, nonostante tutto, gli elettori renziani confermeranno il voto a Sara Funaro.

Come se essere stati di centrosinistra una volta ti obbligasse a esserlo per sempre. Eppure i casi di Pisa e Massa, già rievocati su queste colonne nei mesi scorsi, pur nella loro diversità rispetto alla vicenda fiorentina, rappresentano esempi di che cosa può succedere quando Italia Viva decide di dialogare con la destra. La presenza della lista civica di Schmidt potrebbe aiutare quegli elettori libdem che non vogliono votare per un partito di destra (è successo a Pisa, per esempio, con la lista civica di Michele Conti). D’altronde, Renzi da sempre è abituato a tenere le mani libere ma da qualche mese sembra essersi ulteriormente radicalizzato (o, meglio, autoradicalizzato) e pare davvero pronto a tutto (tra i principali obiettivi: far perdere Dario Nardella alle Europee).

Davvero chi guida il Pd a Firenze può dare per scontato che l’elettorato renziano in fondo stia solo scherzando? Che non abbia critiche da fare alla gestione del governo della città di cui, per la cronaca, ha pure fatto parte? Certo, l’appello all’antifascismo funziona sempre. Ma chi oggi vota Italia Viva è un elettore superstite. Le ha già provate tutte, compresi i fallimenti dell’ex rottamatore. Forse vota Renzi nonostante Renzi. È liquido, per dirla con Zygmunt Bauman, nell’orientamento ideologico, ma è un elettorato mo lto fidelizzato e per questo scommettere sul suo sostegno attaccando il caro leader di Italia Viva non sembra essere la strategia migliore.

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