"La chiusura tradisce gli accordi e limita il turismo"

Il CAI di Massa critica la decisione dell'amministrazione di limitare l'accesso alla via Alta Tambura, violando accordi e compromettendo lo sviluppo turistico locale.

"La chiusura tradisce gli accordi e limita il turismo"

"La chiusura tradisce gli accordi e limita il turismo"

"Chiudere la via Alta Tambura significa tradire gli accordi di Contratto di Fiume e limitare lo sviluppo turistico del nostro territorio". La sezione Cai di Massa è rimasta sconcertata sulla scelta dell’amministrazione, in via sperimentale, di limitare l’accesso con le auto a Guadine, Resceto, Casania, Redicesi e Gronda dal 29 giugno all’8 settembre, dalle ore 8,30 alle 17,30 dei fine settimana. Tale sconcerto nasce sia dal contenuto che dal metodo adottato. "Non ci siamo mai tirati indietro per confronti costruttivi con gli enti pubblici – afferma il Cai –. Lo avremmo fatto anche in questa occasione. Invece abbiamo saputo dal sito del Comune che tutto era stato deciso, senza alcuna interlocuzione. Per quanto riguarda il contenuto vorremo rimarcare che il problema degli accessi al fiume era già stato affrontato alcuni anni fa durante il percorso partecipato di Contratto di Fiume. Dal confronto erano state fissate delle azioni specifiche, accordate con l’amministrazione, per affrontare in modo costruttivo il tema. Tra le azioni concordate non si era mai condiviso di bloccare la strada, ma istituire un adeguato divieto di sosta e istituire un “bus navetta pubblico con itinerario che risponda alle esigenze della popolazione dei borghi montani e utile per il contingentamento delle presenze”. Inoltre si era previsto di creare “campagne informative rivolte ai fruitori dei torrenti Renara e Frigido in collaborazione tra Comune e associazioni”. Il coordinatore di tali azioni all’interno del Contratto di Fiume era il Comune di Massa. Le azioni individuate sono state il frutto di un confronto serio e partecipato che ha visto cittadini, associazioni ed enti locali contribuire con idee e competenze tecniche. Dalla firma del Contratto di Fiume, che ha visto anche noi del Club Alpino Italiano, sono passati due anni e di queste azioni, come di tutte le altre, non c’è traccia".

"La decisione attuale dell’amministrazione – prosegue il Cai – tira nei fatti una riga su quelle azioni, cancella mesi di lavoro collettivo, smentisce se stessa in merito agli impegni presi, svilisce un percorso partecipato costato soldi pubblici. Vogliamo sottolineare che il bloccare di fatto una via d’accesso a principali sentieri escursionistici, speleologici, ambientali del nostro territorio va in netto contrasto con quanto affermato dal dottor Billi dell’Istituto Studi Turistici di Firenze in una sua recente audizione in commissione consiliare turismo: la forza turistica del nostro territorio è rappresentata dalla bellezza della natura che deve essere coordinata e sviluppata con la parte marina anche attraverso una migliore logistica dei trasporti. E’ inutile affidare ad esperti del settore gli studi se poi si fa l’esatto contrario, negando di fatto la frequentazione di una parte del nostro territorio considerata un unicum a livello nazionale".