MARCO
Cronaca

Si guardavano come innamorati. Poi Costanza corse nel prato

La cena romantica fu interrotta dall’allegria della loro bambina, che a suon di urla coinvolse tutti

Vichi

Si cenava sul prato, in mezzo ai tronchi degli alti pini, come sette anni prima. I tavoli erano quasi tutti occupati, e i clienti avevano l’aria serena. Una pausa dalle brutture del mondo, per rigenerarsi e continuare a vivere tra guerre e cataclismi. Arianna e Antonio si scambiarono uno sguardo da innamorati. Ordinarono la cena. Anche una bottiglia di champagne, e brindarono, sotto lo sguardo indagatore di Costanza.

"È cominciato tutto qua" mormorò Antonio, prendendole la mano sul tavolino.

"Sembra ieri…" disse lei, commossa.

"Fame" disse di nuovo Costanza. Non era una bimba che voleva solo hamburger e patatine fritte, le piaceva scoprire nuovi sapori.

La cena andava avanti. Prima del dolce, come succede, Costanza abbandonò la tavola e si mise a giocare nel prato, borbottando chissà quali discorsi… poi cominciò a cantare e a camminare battendo piedi e agitando le mani… dopo poco finì per mettersi a correre e a gridare, a volte minacciando dei mostri cattivi che vedeva solo lei, e che a quanto sembrava non le suscitavano troppa paura… però faceva un bel baccano.

Suo padre agitò una mano, per dirle di tornare a tavola. La bimba si avvicinò, ciondolando.

“Che c’è…”

“Dai Costanza, non fare tutto questo chiasso… disturbi gli altri… stai qua con noi per favore…”

“Uffa…”

“Adesso arriva il dolce” disse la mamma.

“C’è il gelato?”

“Penso proprio di sì.”

La bimba resistette a tavola il tempo del gelato, poi scappò di nuovo. Insieme a un’altra bambina, fuggita da un tavolo poco distante, cominciò subito a schiamazzare.

“Dietro casa mia c’è un mostro… grande così… Baam!”

Macché dai non ci credo… Vicino a noi ci passa il treno… buuu… buuu… anche di notte…”

“Ora lo ammazzo… così… così… bam… tun… spok…”

“Vieni si vola… prrrrr… vuuum… vuuum… Sali anche te o hai paura?”

“Dove si va?”

“Vieni… Si va vicino… si fa solo un milione di chilometri…”

“Sono salita… parti…”

“Vuaaaaaaa… zuuum… Guarda laggiù, sono elefanti…” Quei due esserini innocenti riuscivano a fare una confusione inimmaginabile.

“Costanza, vieni qua” disse di nuovo il babbo, ma la bambina non ne voleva sapere.

“Vieni subito qua, corri…” Il babbo si alzò per andare a prenderla, e in quel momento arrivò il

proprietario del ristorante.

“Signori, se fate così sarò costretto a chiedervi gentilmente di lasciare il ristorante” disse, rivolgendosi anche ai genitori dell’altra bambina. Arianna arrossì. Antonio era mortificato.

“Deve scusarci, adesso cerco di farla stare buona… Di solito è tranq…”

“No no no, non avete capito…” disse il proprietario del ristorante.

“Prego?”

“Se continuate a dire alle bambine di stare zitte sarò costretto a dirvi di andare via.”

“Come dice, scusi?” chiese Arianna, con una ruga sulla fronte.

“I bambini devono giocare, questo prato è tutto per loro… se fanno confusione va benissimo, anzi è un vero piacere…”

“Be’, allora…”

E così i quattro genitori si calmarono e le bambine continuarono a giocare e a fare una gran baraonda, sotto lo sguardo divertito dei clienti. Poco dopo i bambini diventarono sette. Vederli e ascoltarli giocare era un vero spettacolo. Compreso nel prezzo.

2-fine

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