Paura, rabbia, lacrime. Il freddo lunedì dopo la festa dell’Immacolata è il giorno più nero nella storia recente di Calenzano. Una tragedia immane che fin da subito ha scosso tutto il territorio. Un forte, fortissimo boato – sentito fino a Empoli e al Valddarno – ha messo subito in stato di allerta la popolazione. Poi la colonna di fumo nero. Tra social e chat l’incidente è diventato subito di dominio pubblico ma nei primi istanti la confusione ha generato ancora più panico. "Un missile", "una bomba", "decine di morti": le primissime sommarie notizie che hanno fatto il giro del web senza poi trovare conferme. Le certezze, invece, sono arrivate in tempi brevissimi: i soccorritori. Un via vai di sirene, mentre nelle vicinanza del deposito Eni di Calenzano molti – tra lavoratori e residenti – sono usciti in strada, non capendo bene quello che stava succendo. Istanti di tensione, di paura scanditi dai vetri rotti delle finistre dei palazzi ed edifici vicini. Tanta paura anche al centro commerciale I Gigli, come riferito dalle persone presenti nella struttura: "Ha tremato tutto". Il passare del tempo ha allentato il forte odore acre dovuto alla combustione di idrocarburi, tanto che alle persone sul posto sono state distribuite le mascherine per potersi riparare le vie respira. Ma non ha allentato la pressione – della macchina dei soccorsi – e la tensione di amici, colleghi e familiari. Con il passare delle ore il lunedì nero è diventato sempre più nero: sono stati scongiurati rischia mabientali – "acqua potabile", aria non inquinata – ma a fine giornata è ancora in divenire il bilancio delle vittime. Una tragedia che per l’entità richiama alla memoria quella di via Mariti di Firenze di appena dieci mesi fa, una strage per cui sono stati proclamati due giorni di lutto e uno sciopero generale provinciale. Un giorno in cui, per chi crede, alle parole preferisce la preghiera.
CronacaLacrime, schegge e fake news. Il giorno più lungo per i soccorsi