REDAZIONE FIRENZE

In ricordo di Giorgio Luti

Quando il 24 dicembre ho avuto,insieme alla copia del La Nazione, il fascicolo “Grandi Firme” ho avuto una grande sorpresa....

Quando il 24 dicembre ho avuto,insieme alla copia del La Nazione, il fascicolo “Grandi Firme” ho avuto una grande sorpresa. Sapevo che sarebbero state ricordate le firme più importanti dell’800 e del ’900: da Carlo Collodi a Dumas padre. Da Ferdinando Martini a Luigi Capuana, da Alessandro Manzoni a Giuseppe Prezzolini. Poi sfogliando il volume ho incontrato il mio maestro Giorgio Luti. Insieme a lui ho ritrovato le firme di alcuni collaboratori della Nazione che, alla Facoltà di lettere di Firenze, avevo studiato proprio con Luti: Gabriele D’Annunzio, Alberto Savinio, Eugenio Montale.

Oltre ad altri grandi firme il fatto di incontrare Giorgio Luti come uno dei maggiori collaboratori del La Nazione, l’ho considerato, come credo abbiano fatto tanti suoi allievi, un riconoscimento al letterato, allo scrittore e all’uomo. Negli anni’70 quando all’Università la violenza politica era di casa successe uno spiacevole episodio: la facoltà di lettere all’improvviso fu bloccata da un gruppo di giovani con le facce coperte da sciarpe. Facevano entrare, dall’ingresso di Piazza Brunelleschi solo chi volevano loro. Quando io mi presentai al cancello, sapevano chi ero, e mi dissero che non potevo entrare. Quattro ragazze, che facevano un seminario su D’Annunzio con me, entrarono e andarono a cercare il professor Luti. Dopo dieci minuti tornarono insieme al professore che appena arrivato sulla porta e circondato dal posto di blocco degli studenti protestatari rivolto a me disse: "Vieni con me. Andiamo a fare lezione con queste belle ragazze in piazza d’Azeglio". Si fece così lezione all’aperto.

Giorgio Luti oltre che essere un grande intellettuale era anche un uomo vero. Era un democratico di sinistra, che non aveva paura di nessuno, e godeva di una grande popolarità tra le studentesse e gli studenti. È proprio vero, pensando a lui e agli altri collaboratori de La Nazione, quello che diceva uno di loro: "Solo chi scrive su La Nazione può definirsi giornalista" così scrisse Indro Montanelli. Queste firme testimoniano, compresa quella di Luti, che anche i grandi intellettuali, gli scrittori e i poeti hanno collaborato con La Nazione per dialogare con il numerosissimo popolo dei lettori. Una scelta vincente e di civiltà.