Gli ecologisti marciano sulle Apuane: "Se chiudiamo, qui si muore tutti"

Domani la manifestazione degli ambientalisti contro lo sfruttamento delle montagne per il marmo

Gli ecologisti marciano sulle Apuane: "Se chiudiamo, qui si muore tutti"

Gli ecologisti marciano sulle Apuane: "Se chiudiamo, qui si muore tutti"

di Alfredo Marchetti

Le Alpi Apuane diventano il centro del mondo ambientalista per un giorno. A Carrara domani andrà in scena la manifestazione nazionale ’Le montagne non ricrescono - Fermiamo l’estrattivismo in Apuane e ovunque’, evento organizzato dal Cai e le associazioni ambientaliste riunite nell’Assemblea per l’accesso alla montagna. Un faro puntato sul mondo del marmo, sulla lavorazione e, secondo gli ambientalisti, contro un "estrattivismo che deve essere fermato". Un braccio di ferro di difficile soluzione. C’è chi la pensa diversamente, come Alberto Tognetti del consorzio Cosmave, realtà nata nel 1982 che riunisce la maggior parte della produzione del marmo versiliese. Si divide in due: Cosmave e Cosmave cave. Complessivamente fanno parte del consorzio una settantina di aziende, non solo di coltivazione del lapideo, ma anche di trasformazione, lavorazione artistica e trasporto del prodotto. Alcune migliaia di lavoratori fanno parte di un indotto divenuto nei decenni un vero e proprio pilastro dell’economia versiliese. Cinquanta le cave attualmente attive.

Cosa ne pensa degli attacchi degli ambientalisti? Vi sentite fuori legge?

"Noi non stiamo lavorando illegalmente. La nostra è una delle attività più controllate d’Italia. Il marmo in Versilia non deve sottostare solo alle leggi regionali, ma anche direttive del Parco delle Apuane. Carrara, ad esempio, non ha questo tipo di limitazioni. Siamo super controllati. Inoltre ci sono sentenze della Cassazione dove viene ribadito che possiamo lavorare le cave all’interno del parco. Al momento della sua costituzione, vennero previste aree contigue di cava che sono dentro geograficamente al parco, ma che sono zone denominate franche, deputate all’estrazione e attività industriale. Quindi siamo in regola".

Il settore viene accusato di devastare le montagne e l’ambiente. Cosa ne pensa?

"Capisco gli ambientalisti, ma non dobbiamo cadere in una trappola demagogica. Io sono sicuro che se vado a Firenze o Milano trovo qualcosa che mi dà fastidio. Qui non dobbiamo dimenticare che il settore dà lavoro a qualche migliaio di persone: dalla cava a chi trasporta il prodotto. Se vengono chiuse le cave c’è un mondo dietro che muore. I Comuni della Versilia storica sparirebbero: Stazzema vede l’80 per cento delle sue entrate dalla tassa marmi. Seravezza incassa ogni anno 600mila euro. Soldi che vengono investiti in servizi per scuole, disabili e altro. Se chiudono le cave si perdono anche questi presidi del territorio che rendono sicure e attrattive le nostre montagne, anche per il turismo. Siamo felici quando le persone vengono a fare una passeggiata sui nostri monti. Ma bisogna ricordarsi che sono ospiti: la montagna siamo noi. Siamo noi che facciamo le strade, manutenzione e garantiamo la sicurezza".

C’è chi parla di escavazione selvaggia: si può coltivare di meno?

"Mi mostrino i dati. L’escavazione è rallentata rispetto agli anni scorsi, perché lo stesso mercato è cambiato. Vogliamo chiudere le cave? Perfetto. Poi questi lavoratori con cosa mangiano?".

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