Fallani, arriva il tempo dei saluti: "Scuole e sport? Fiero del lavoro"

Il primo cittadino si affaccia al termine dei due mandati di governo e sarà spettatore delle prossime elezioni. Dai traguardi raggiunti fino ai lasciti ai cittadini: "La città deve ancora completare la propria identità".

Fallani, arriva il tempo dei saluti: "Scuole e sport? Fiero del lavoro"

Il primo cittadino si affaccia al termine dei due mandati di governo e sarà spettatore delle prossime elezioni. Dai traguardi raggiunti fino ai lasciti ai cittadini: "La città deve ancora completare la propria identità".

Dieci anni Sandro Fallani fa annunciò in esclusiva a La Nazione, la sua volontà di correre alle primarie per diventare sindaco. Non lo fece da alcun predellino, ma da una semplice panchina di piazza Di Vittorio a Casellina. Per la sua ultima intervista da sindaco, prima del silenzio e della campagna elettorale, dieci anni dopo Fallani ha scelto ancora il nostro giornale.

Sindaco Fallani, qual è il suo stato d’animo a pochi mesi dalla fine di questa lunga corsa?

"Il concetto del servizio era nella mia testa fin dal primo giorno, di fronte a te, su quella panchina. Un servizio è a scadenza, e non ci sono rimpianti per questo. Abbiamo governato la città con dei valori, e con delle sensibilità. Spero percepite dai cittadini".

Quanto l’ha ferita il fatto che la candidata vincitrice delle primarie abbia evidenziato delle discontinuità su vari temi come la chiusura della Makarenko o la gestione del progetto di piazza Togliatti?

"La cosa buffa di queste primarie è che si sono contesi la candidatura le due persone che più di tutte hanno condiviso questi dieci anni di governo, il vicensindaco e la mia portavoce. Non credo possa esistere la discontinuità. Ho cercato di lavorare per una sintesi. Non ci sono riuscito. Allora mi sono messo tranquillo e ho assistito agli eventi. Secondo le normali dinamiche della politica chi vince le primarie diventa il candidato di tutti".

Uno dei temi su cui si discute molto in chiave futura è anche il completamento del centro. Cosa ne pensa?

"La città deve completare la propria identità. In mezzo a questo percorso, una nostra intuizione è stata il grande parco nell’ex Cnr; prima non era previsto. Ora c’è un polmone verde secondo solo alle Cascine per dimensioni. Con la firma della convenzione urbanistica, c’è davanti un decennio di pianificazione con gli obiettivi definiti. Si ragiona non di cosa fai, ma come lo fai. Si parte dalle funzioni pubbliche, per arrivare all’edilizia privata che deve essere all’insegna della qualità".

Qual è stato il momento più difficile di questo decennio?

"Sicuramente la pandemia, ma passami una forzatura".

In che senso?

"Nella follia di quei giorni per tutti quanti noi è stata anche un’ opportunità di maturazione. Abbiamo gestito un’emergenza, abbiamo tirato fuori risorse come città che non pensavamo di avere. Un tempo vissuto, pieno di relazioni forti sia con la macchina comunale, sia con i cittadini. Stiamo ancora pagando le conseguenze di quel tempo, in termini di ritardi nei cantieri, e con una ripresa faticosa".

Di cosa è più orgoglioso?

"Del denaro che siamo riusciti a intercettare per rinnovare scuole e impianti in città. Non era scontato. E del lavoro che abbiamo fatto in ambito sociale. Su questo il centrosinistra deve migliorare se vuole tornare a essere forza di governo della nazione: manca in uno dei pilastri fondativi, ossia la tutela della fraternità".

Come lascerà la città?

"Non mi aspetto riconoscenza, né voglio essere invadente: darò consigli se richiesti. Voglio solo ringraziare i cittadini che mi hanno apprezzato, e quelli che mi hanno criticato. Perché comunque tutti insieme siamo stati parte di questa avventura".

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