La direttrice de La Nazione Agnese Pini
La direttrice de La Nazione Agnese Pini

Firenze, 24 ottobre 2021 - L’intervista più citata e più ripresa degli ultimi giorni in mezza Europa è stata quella di Angela Merkel al quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung: l’intervista del commiato politico. Merkel era venerdì al suo ultimo Consiglio Ue, il centosettesimo in sedici anni, e parlando dell’Europa – "lascio in un momento che mi preoccupa" – e commentando la sua lunga carriera, ha detto una cosa, tra le tante, che mi ha colpito: "Quando arrivai al potere non c’erano gli smartphone, Facebook era appena nato, Twitter non era ancora stato creato. Viviamo in un mondo mediatico completamente trasformato. E temo che diventi sempre più difficile trovare compromessi, indispensabili in una democrazia".

Ebbene, questa frase ci restituisce l’immagine plastica del tempo passato e dello tsunami che i social network e la rete hanno portato nella vita pubblica globale. Era il 2005, in effetti, quando la cancelliera tedesca si insediò per la prima volta. Un’era fa. E la sua forza – l’aspetto che più di tutti l’ha infine resa un’icona del potere nel mondo – è stata la longevità politica: dal 2005 al 2021, sedici anni in cui Angela Merkel ha subìto, gestito, affrontato tumultuosi cambiamenti epocali – dall’informazione tradizionale alla supremazia social, come ha giustamente ricordato, ma anche dal clima all’immigrazione, dalle crisi economiche degli anni dieci fino al Covid, dai sovranismi alla Brexit – restando saldamente alla guida di una grande nazione.

Ora: ecco la più clamorosa differenza con l’Italia e la sua storia recente, il segno della debolezza che ha contraddistinto in primis i nostri governi, e in seconda battuta la nostra capacità di incidere sullo scacchiere internazionale. Dal 2005 al 2021 in Italia si sono succeduti ben nove premier. Nove. Ve li elenco: Berlusconi, Prodi, di nuovo Berlusconi, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte, Draghi. Se è vero che in Germania il caso Merkel rappresenta un unicum – per durata e incisività – è altrettanto indubbio che l’avvicendarsi di nove diversi presidenti del consiglio in appena sedici anni marchi, a casa nostra, una incapacità inevitabile di lasciare un segno forte nel Paese. Tradotto: di portare a casa riforme e progetti ad ampio respiro. Gli stessi che Draghi, con il suo governo di larghissime intese, sta ora cercando di chiudere in tutta fretta, pena la perdita dei soldi del Pnrr.

Roma non fu costruita in un giorno, dice il proverbio. E noi lo abbiamo ben visto negli effetti disastrosi dell’instabilità al potere. Un’ultima citazione presa dall’intervista a Merkel è quella relativa alle donne in politica. La prima cancelliera donna nella storia della Germania ha sottolineato: "Non siamo riusciti a entusiasmare abbastanza le donne per la politica. E dobbiamo lavorare perché acquistino sempre più fiducia". Direi che con questa, anche il caso social della settimana sulle parole dello storico Alessandro Barbero – per cui, parafraso: "Le donne sono insicure e poco spavalde, per questo hanno meno successo degli uomini" – può ritenersi serenamente chiuso.