Vaccini Covid, un centro di somministrazione (Imagoeconomica)
Vaccini Covid, un centro di somministrazione (Imagoeconomica)

Arezzo, 8 aprile 2021 - La «festa» appena cominciata purtroppo è già finita. La festa della campagna di massa, l’afflusso incessante al Palaffari e negli altri centri della vaccinazione (in testa quello di Camucia), i numeri che in un piccolo «miracolo» di Pasqua avevano imboccato la via cercata da mesi: migliaia di somministrazioni al giorno. La festa è finita con le dosi di AstraZeneca.

Rispetto ad altre province oggi i grandi punti vaccinali non si fermano del tutto, procedono con altre prenotazioni. Ma da domani siamo in assoluto stand-by.E forse mai come stavolta senza spiragli. Perché questa settimana le fiale non ritornano: e la prossima ne arriveranno in tutto diecimila in Toscana, una manciata, destinate al massimo al personale sanitario ancora non protetto.

Un blocco che solo una svolta per ora imprevedibile potrebbe rimuovere: un rifornimento a sorpresa, una mossa del commissario nazionale che come una settimana fa scuota l’albero. Se no lo scenario è quello della chiusura di Arezzo Fiere e dintorni. Ci saranno tante dosi Pfizer e non è neanche escluso che una parte possa essere somministrata al Palaffari, venendo incontro ad eventuali difficoltà dei medici di famiglia.

Sugli ottantenni, fatto salvo il gravissimo ritardo i cui effetti pesano anche sugli ospedali e purtroppo sui morti, ora un recupero c’è: siamo quasi al 60% delle prime dosi. Sui settantenni ben più lontani: dovremmo essere tra il 25 e il 30% di una popolazione anche lei in capelli grigi che è di circa 37 mila persone. Con i ritmi di Pasqua saremmo arrivati lontano, lo stop di AstraZeneca complica di nuovo tutto. Intanto ieri è andata in scena la seconda giornata chiave per i fragili.

La Regione ha sistemato alcune viti: soprattutto ha finalmente deciso che una buona parte di questa fascia sarà chiamata dalla Asl, senza finirsi i polpastrelli e soprattutto la calma residua davanti alla tastiera di un computer o di un cellulare per le prenotazioni. Ma il sistema continua ad essere pieno di falle. Tra i fragili più gravi corrono le incertezze: ci saremo anche noi? Dubbi che diventano telefonate alla nostra redazione o alle Tv.

La piattaforma regionale non ha un numero al quale rivolgersi per cancellare ogni dubbio. Perché se sei diabetico hai tutto il diritto di sapere per certo se anche il tuo livello di patologia è previsto nella fascia A o se invece devi appenderti al telefono. E tra i malati oncologici (come spiega qui sotto il presidente del Calcit Giancarlo Sassoli) non si capisce perchè quanti sono comunque seguiti per i controlli semestrali o annuali non possano essere convocati alla loro ora, senza febbrili prenotazioni.

E la fascia B? Almeno ventimila persone con patologie comunque non banali e almeno ieri per mille posti. Ad una parte è arrivato il codice a otto cifre, a tanti altri no. Per un giorno è proseguito il giallo: «E io?» «E io?». Poi dal sito della Regione una prima risposta: quelli inseritisi nella fascia critica dopo il 19 marzo stavolta non erano previsti.

Con quale criterio? Se fosse diagnostico sarebbe tutto perfetto, ma è solo cronologico, e questo non convince. Non solo: a tutti gli altri non è stata indicata l’ora di inizio delle prenotazioni. Dopo le indiscrezioni sulle 12, un generico «nel pomeriggio»: che ha portato i più a svernare davanti alla tastiera, proprio come nella notte della «riffa».

E perché c’è chi può sapere e chi no? O se semplicemente sono stati problemi tecnici, perché non dirlo? Di fatto l’ansia, che già ci accompagna tutti da oltre un anno, anche ieri è lievitata e l’abbiamo misurata dalle chiamate. Febbrili controlli dei codici di esenzione, rilettura incessante delle tabelle e ogni tanto il collegamento con il portale.

Un quadro nel quale alcuni comuni, come Sansepolcro hanno perfino messo in piedi squadre pronte ad aiutare chi non ce la fa a prenotarsi. Ma non bastava il Covid a complicarci la vita?