cremazione
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Arezzo, 22 ottobre 2015 - Si sa, un diamante è per sempre. Talmente eterno da trasformare in pietra preziosa perfino le ceneri della cremazione del defunto marito, precocemente scomparso meno di un anno fa. E' la storia di Linda R. 39enne di Pratovecchio che dopo aver perso il marito ucciso da un brutto linfoma, ha deciso di rivolgersi ai laboratori svizzeri della società Algordanza che hanno realizzato per lei un diamante ricavato dalle ceneri di cremazione del marito. «Mio marito Alessandro, morto a 45 anni, continuerà a vivere nella luce». Il diamante, per la verità di colore azzurro come l'acqua marina, adesso è sempre al dito della signora, incastonato in un anello accanto a un diamante naturale regalatole dal marito anni fa. «Io non sono abituata – dice Linda – ad andare al cimitero spesso. In questo modo Alessandro continua a essermi vicino durante tutto il giorno. É un altro modo di affrontare la distanza, in maniera più naturale rispetto all’urna che abbiamo tenuto a casa per un po’». Ci sono voluti infatti mesi prima che la società riuscisse a produrre la pietra. Il procedimento è più o meno lungo a seconda delle ceneri. «Anche la pietra può variare di colore - spiega Linda - la mia è azzurra ma dal trasparente al nero può passare per tutte le gradazioni del blu«.

Nata in Svizzera nel 2004, Algordanza ha infatti ideato un nuovo tipo di sepoltura, la diamantificazione. In che cosa consiste? Dalle ceneri del defunto viene estratto il carbonio che, pressato e sottoposto a temperature elevate, si trasforma in diamante. Ogni gemma presenta una diversa tonalità di blu, che deriva dalle caratteristiche chimiche del corpo del caro estinto, il cui ricordo resta così tangibile anche dopo la morte. La possibilità di scegliere il Diamante della Memoria in alternativa alle più comuni forme di sepoltura è a disposizione dei cittadini italiani dal 2009, grazie all’apertura di Algordanza Italia. «Nel dicembre del 2013, quando Alessandro era già ammalato da due mesi, lessi un articolo a tutta pagina su La Nazione dove si parlava di un signore di Treviso che aveva fatto riesumare il figlio per realizzare un diamante - continua Linda - Rimasicolpita perché non sapevo che si potesse fare. Alessandro purtroppo è morto nell’estate del 2014. Il fatto che continui a brillare al mio dito mi fa ricordare una cosa che lui non amava fare, non voleva stare al buio guardando la televisione, cosa che invece a me piaceva tantissimo. Infatti tutte le volte che spegnevo la luce mi diceva «accendi la luce che al buio dovrò starci anche troppo». In questo modo lui sarà sempre accarezzato dalla luce. Prima di prendere la decisione ho consultato mio figlio, la scelta era tra il diamante e piantare un seme sulle ceneri, ma mio figlio mi ha ricordato che anche le piante muoiono. Una signora del mio paese, dopo aver visto il diamante e aver saputo come viene realizzato, ha già detto a sua figlia di voler essere trasformata anche lei dopo la morte. Penso sia una cosa da divulgare. Un mese prima di Alessandro è morta un’altra persona giovane qui nel mio paese, e la moglie continua ad andare tre volte al giorno al cimitero. Io le ho chiesto «ma a cosa serve, ti distrugge questa cosa» e lei mi ha risposto «io come faccio, non ho altro modo». Invece esiste«.