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Arezzo, 28 novembre 2020 - Perfino il bue e l’asinello restano ai box. Niente da fare per i presepi viventi, un grande classico del Natale aretino. Sia Castiglion Fiorentino, il «paese presepe», che Le Ville Monterchi hanno detto stop. Per quest’anno la tradizione si ferma, il fabbro resta a casa, i Re Magi fanno dietrofront. Un altro colpo, pur annunciato, al Natale che verrà. Un Natale che ancora sogna di salvare due isole forti del suo cartellone.

Una è il mercatino di San Jacopo e Risorgimento, punto fermo perfino negli anni dei tirolesi. L’altra è la Fiera Antiquaria di dicembre. Ce la faranno? Nei fatti entrambe le manifestazioni sono appese ad un filo. Un filo intorno al quale lavorano le categorie e gli uffici del Comune, ma sapendo di muoversi, come Philippe Petit, in equilibrio tra due grattacieli. In base alle notizie di ieri, dal 3 dicembre, anzi dal 4, dovremmo tornare in zona arancione, la terra di mezzo dell’emergenza.

Per la gialla se ne parlerebbe forse dall’undici. In questi casi? Di certo all’arancione ripartono solo i negozi, autorizzati a riaprire le vetrine. E che anzi potrebbero allargare l’orario fino alle 22. L’arancione cambierebbe poco per fiere e mercati. E perfino il giallo offrirebbe scarse garanzie: al giallo era saltata l’antiquaria di novembre.

Motivo? Considerata Fiera e non mercato antiquario. Una linea che aveva trovato eccezioni: ad esempio si erano svolta l’edizione di Pistoia e quella dei Ciompi a Firenze. Più eccezioni sparse, sia in Emilia che in altre regioni. Ma il giallo, a meno di accelerazioni, arriverebbe solo dopo la data di dicembre, fissata al 5 e al 6. Il sindaco Ghinelli ribadisce che gli uffici sono al lavoro come se la Fiera si potesse svolgere: ma lo spiraglio è una feritoia. Solo un filo più largo quello del mercatino natalizio, che può giocare sulle date.

E sul fatto che con il giallo i mercati riaprirebbero anche il non alimentare. Un filo. Tutti i chiarimenti dati via via dal governo considerano quegli eventi su un terreno proibito. Certo, sono mercatini che hanno una parte alimentare, pensiamo ai chiccai, e quelli potrebbero godere degli stessi vantaggi dei colleghi del sabato. Ma cosa resterebbe del solito evento? E le spese fisse potrebbero essere accollate solo da parte degli operatori?Il sentiero è stretto.

Certo i protagonisti, che un anno fa si sono sobbarcati con coraggio dei nuovi stand, premono per poter salvare almeno in parte l’appuntamento. Gli uffici lavorano su un’ipotesi di allargamento, che consenta di ampliare così anche il distanziamento. Ma anche se va verso il Corso i metri sono quelli che sono, considerando il faccia a faccia con i negozi. Una delle alternative allo studio è l’Eden, sacrificando il parcheggio.

Un anno i banchini c’erano finiti davvero e tutti ne hanno un pessimo ricordo commerciale. Certo, prima di stare a casa tanti operatori ci proverebbero comunque: ma i colori gli remano contro. E rischiano come tutti noi di affogare in un grigio Natale.