Arezzo, 15 aprile 2018 - Babbo Walter non smette più di accarezzare i riccioli del figlio Francesco nella bara. E’ quasi mezzogiorno, nella chiesa della Misericordia in cui è stata allestita la camera ardente del diciassettenne morto nell’incidente di via Giotto il via vai non si ferma più, mentre il tempo scivola velocemente verso il funerale in Duomo.

Giuseppe Renzetti, il nonno, l’avvocato decano del foro che è il capostipite della dinasty di legali della famiglia, è impietrito nella seggiola di fianco alla salma: «Che tragedia, che tragedia». Ma non ci sono parole men che rispettose nei confronti dell’automobilista che è all’origine di tanto dolore: «Lui - dicono insieme nonno e padre di Francesco - sta male quanto noi. Purtroppo può capitare a chiunque».

Babbo Walter si informa sulla dinamica: «Non ho avuto ancora il tempo di pensarci». Gli dicono che l’altra vettura ha tagliato la strada alla moto del figlio: «Destino», si limita a mormorare mentre con la memoria torna ai momenti fatali. «Stavo tornando a casa dallo studio nella zona del tribunale e passavo proprio da via Giotto. Ho visto l’incidente e mi sono fermato, come per un presentimento. Poi ho riconosciuto il motorino di Francesco».

Un colpo al cuore ma non ancora la fine delle speranze, perchè in città non ci pensi che una collisione possa aver provocato il peggio. E invece il diciassettenne era già dentro l’ambulanza coi soccorritori che cercavano disperatamente di rianimarlo. La sorte, ahinoi, ha delle ragioni che la ragione non conosce e neppure la disperazione di una famiglia.

«Era il perno di tutti noi», racconta il nonno, l’avvocato Giuseppe. Proveranno a riprendersi i Renzetti, dovranno riprendersi perchè nonostante tutto la vita va avanti, anche di fronte alla più straziante delle tragedie, quella di due genitori, di un nonno che vedono morire la carne della loro carne. Ma non è ancora il momento di pensarci, è l’ora del lutto. E il babbo affonda di nuovo le mani fra i riccioli del figlio.