Il coraggio di Bista e Stella Nepi. Salvarono dai nazisti due persone: "Una famiglia di grande umanità"

La coppia inserita dallo Yad Vashem nell’elenco dei "Giusti fra le Nazioni" come esempio di altruismo. Al Varchi l’incontro tra i ragazzi e i familiari dei prigionieri. Presente la figlia dei montevarchini che li accolsero.

Il coraggio di Bista e Stella Nepi. Salvarono dai nazisti  due persone: "Una famiglia di grande umanità"
Il coraggio di Bista e Stella Nepi. Salvarono dai nazisti due persone: "Una famiglia di grande umanità"

Bista e Stella Nepi, inseriti dallo Yad Vashem nell’elenco dei "Giusti fra le Nazioni", rimarranno nella storia di Montevarchi come esempi straordinari di altruismo e coraggio. E ieri gli studenti delle classi V dell’IIS Benedetto Varchi hanno approfondito la conoscenza dei due sposi montevarchini protagonisti durante la Seconda Guerra Mondiale del doppio salvataggio di Enzo Tayar, ebreo in fuga dalle persecuzioni antisemite, e di Jim Foxall, soldato inglese fatto prigioniero dai tedeschi e scappato gettandosi all’altezza della Gruccia dal treno diretto a un campo di concentramento in Germania.

Una vicenda che Enzo ha raccontato nel libro "1943 – i giorni della pioggia". Una sorta di diario tra emozioni, speranze e paure di quei momenti bui e un omaggio a quelle persone che misero a repentaglio la propria vita pur di salvare il prossimo, superando le differenze di razza e religione. All’iniziativa, nata dalla collaborazione tra Comune e Istituto Superiore nella scorsa primavera all’indomani del conferimento alla memoria della coppia della più alta onorificenza civile concessa dai Israele, erano presenti la figlia di Tayar, i familiari dei due coniugi, la dirigente scolastica Chiara Casucci, il suo predecessore Nedo Migliorini e il sindaco Silvia Chiassai Martini. I Nepi abitavano nel podere La Consuma, vicino La Selva, con i tre figli Dina, Delia e Dino, che era arruolato, e la nonna Rosa. Il primo a bussare alla porta della loro colonica nell’aprile del ‘44 fu il giovane ebreo fiorentino che si faceva chiamare Enrico e già da otto mesi girovagava per le campagne valdarnesi. Si presentò affamato e stanco e fu subito accolto.

Così come avvenne due mesi più tardi a Jim Foxall. Addirittura il capofamiglia allestì per entrambi i fuggitivi una grotta nel bosco,se fossero arrivati nazisti e fascisti.

Fin da subito si instaurò una convivenza basata sul reciproco rispetto e la profonda amicizia.

E non solo, perché Jim e Dina si innamorarono e il 30 settembre del 1945 convolarono a nozze. Tayar tornò a Firenze e qualche anno dopo decise di narrare gli avvenimenti nel libro. "Una famiglia dall’umanità senza pari – ha sottolineato la figlia Jane che ha segnalato allo Yad Vashem i due coniugi – e simbolo di valori fondamentali da trasmettere alle nuove generazioni. Una testimonianza attuale in un momento che ci riporta al passato e che può sviluppare nei giovani un sano discernimento per leggere in maniera critica l’attualità". E Bruna Nepi, ripensando al pericolo corso dai suoi avi nell’ospitare i due fuggiaschi, ha aggiunto: "L’accoglienza fa parte della cultura contadina. I nonni attendevano da anni il ritorno di mio padre dal fronte e quando è arrivato Enzo hanno rivisto in lui il figlio. Lo è rimasto davvero per sempre". In sala anche Caterina Foxall, figlia di Dina e del militare britannico: "E’ una storia di amore e di affetto – ha detto – e il messaggio ai ragazzi è che due persone normali sono stati capaci di fare cose straordinarie".