di Roberto Bertoncini "Far quadrare i conti da qui a dicembre non sarà per niente semplice". L’emergenza sanitaria non ha risparmiato il suo duro colpo neanche ai gestori delle aree di servizio autostradali. È un quadro complesso quello che emerge dalla testimonianza della stazione Arno Est, lungo il tratto valdarnese della A1, che conta dodici dipendenti, la maggior parte provenienti dall’area aretina della vallata, tra i Comuni di Castelfranco Piandiscò e San...

di Roberto Bertoncini

"Far quadrare i conti da qui a dicembre non sarà per niente semplice". L’emergenza sanitaria non ha risparmiato il suo duro colpo neanche ai gestori delle aree di servizio autostradali. È un quadro complesso quello che emerge dalla testimonianza della stazione Arno Est, lungo il tratto valdarnese della A1, che conta dodici dipendenti, la maggior parte provenienti dall’area aretina della vallata, tra i Comuni di Castelfranco Piandiscò e San Giovanni.

"Abbiamo avuto un calo notevolissimo durante i mesi del primo lockdown, intorno all’80-90% – raccontano – ma la crisi è proseguita anche dopo in quanto d’estate il lavoro è diminuito per la mancanza di stranieri e le poche ferie. Una situazione a cui si sono aggiunte le ultime restrizioni che hanno comunque segnato un calo che si aggira intorno al 50-60%". Come annunciato dalle sigle sindacali di settore, a partire da ieri sera gli impianti più in sofferenza offriranno, per il momento, un presidio serale essenziale per poter far fronte alle difficoltà del periodo, con possibili riduzioni in seguito anche sui turni giornalieri per cercare di tamponare il più possibile la situazione e tirare avanti.

Trattandosi di un servizio pubblico essenziale, i gestori degli impianti autostradali devono rimanere attivi 24 ore su 24, garantendo una copertura dunque su tre turni che però ha dei costi fissi non indifferenti, alla luce soprattutto di una drastica riduzione del traffico lungo le arterie autostradali e di conseguenza del carburante erogato. "Adesso siamo in cassa integrazione a turno, è l’unico strumento che abbiamo a disposizione – spiegano – Durante la prima chiusura eravamo impreparati, nessuno poteva aspettarsi una cosa del genere. In quella fase abbiamo ricevuto un aiuto dalle società petrolifere e i ristori da parte del Governo che ci hanno permesso di coprire la continuità di apertura, ma limitatamente a quel periodo. Adesso ci ritroviamo ancora in una situazione di difficoltà, con i conti che si sono nuovamente appesantiti". Un problema sollevato da Faib, Fegica e FigiscAnisa che nei giorni scorsi hanno inviato una lettera al Governo sottolineando la mancanza di risorse a supporto della categoria e le progressive e notevoli perdite di profitto da parte dei gestori, indicando la necessità di convocare un tavolo di confronto per chiarire la consistenza degli interventi richiesti.