Cascine di Buti (Pisa), 13 ottobre 2017 - «Io realizzo tutti i sogni degli architetti», dice Enrico Dini, l’ingegnere pontederese che gli inglesi hanno battezzato «l’uomo che stampa le case» e che nelle settimane scorse è stato contattato dal ministero per la casa dell’Arabia Saudita per portare il suo contribuito al mega progetto di realizzare, stampandole su fogli di sabbia con un legante cementizio come inchiostro, un milione 700mila strutture entro il 2030.

Solo a parlarne, negli occhi di Dini sembra materializzarsi un sogno senza confini che il professionista insegue dal suo laboratorio di Cascine di Buti, nel pisano, dove continua a sperimentare con la sua stampante tridimensionale, tre metri per due, l’edilizia senza confini.

Del resto Dini, già nel 2008 realizzò, stampandolo ovviamente, il primo monolite di otto metri e mezzo. Poi si è cimentato nella realizzazione delle barriere coralline per conto di una società araba che le ha collocate nelle acque del Bahrein, ha riprodotto l’Arco di Palmira e nel marzo scorso è stato il padre a Madrid, del primo ponte pedonale al mondo interamente stampato con strati di polvere di cemento micro rinforzati con polipropilene. Il futuro, dunque, è già iniziato.

«Sto lavorando ad un progetto – ammette Dini – che rappresenta un punto importante della mia avventura nell’edilizia digitale: un villaggio turistico nelle Isole Vergini, stampando case già con gli arredi, come ad esempio tavoli e librerie, con le scale a chiocciola e gli abbellimenti sulla facciata: penso a statue, fioriere, arabeschi, ecc».

«Mi piace parlare di ritorno al passato in salsa digitale – spiega – rendendo possibili, in tempi rapidissimi (anche 50 o 60 ore), costi contenuti (neanche 300 al metro quadrato) abitazioni belle come una tempo, con grandi mura portanti, volte, abbellimenti sulle strutture. E così che realizzo i sogni degli architetti».

Così com’è pronto a realizzare quelli degli sceicchi d’Arabia che hanno messo in campo un piano dal giro d’affari miliardario a cui stanno facendo la corte anche i cinesi. Ma c’è un altro progetto nel cassetto dell’ingegnere pronto a creare case a colpi di mouse: edificare la prima base permanente sulla Luna. Ma come? La stampante robotizzata segue il progetto, la sabbia, abbondante in loco, fa da cassero a quella che si lega grazie al collante magnesiaco, così l’edificio si realizza senza intervento diretto dell’uomo.

«Si può fare!», avrebbe urlato allora, stavolta a ragione, il Mel Brooks del film Frankenstein Junior (lì annunciava la fantasiosa scientifica illuminazione di animare nuovamente la materia inanimata) se questo fosse un film sulle nuove frontiere dell’edilizia nel mondo che verrà. «Nel giro di un ventennio», chiosa Dini.